Il tradimento come strumento per riparare alle ferite del passato.Part.1

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Teresa Colaiacovo - Il tradimento come strumento per riparare alle ferite del passato.Part.1

“Lloyd, ho qualcosa che mi rode dentro”“È la gastrite, sir”“Pensavo a qualcosa di più filosofico, Lloyd”“La gastrite è molto filosofica, sir”“Perché siamo ciò che mangiamo, Lloyd?”**“Peggio, sir. Diventiamo ciò che ci divora”“Dobbiamo cambiare alimentazione, Lloyd…”“O cosa alimentiamo, sir”

(Fonte: Vita con Lloyd)

Loredana (nome di fantasia) dopo qualche colloquio, da lei richiesto, per disturbi d’ansia che somatizzava nell’apparato gastro-intestinale[1], mi racconta della sua relazione extra-coniugale con Marcello.

Vedo Loredana in difficoltà nel parlarmi di questo rapporto, evito di farle domande, ma mi pongo in ascolto attivo[2] per cercare di mettere lei a suo agio.

Mi dice (riporto in corsivo le sue parole): “non so dottoressa, con Marcello mi sento viva”.

Le domando cosa intende per sentirsi viva e mi dice: “donna, desiderata, voluta, è come se con lui la mia vita da moglie e madre sparisse”.

Le chiedo di raccontarmi della sua vita, al di fuori di Marcello e lei mi dice: “mio marito è un brav’uomo, mi rassicura e protegge, mia figlia è adorabile e lui è persino un ottimo padre… però, mi sento spenta, come se mancasse l’emozione”.

Le chiedo come ha incontrato suo marito, che fidanzato è stato e che coppia sono stati loro.

Mi dice:” ci siamo conosciuti perché vivevamo nello stesso paese, da fidanzata ero innamorata ed anche lui, ma non come con Marcello, non c’è mai stata la stessa passione”.

Le chiedo: “ come la fa sentire questo rapporto?”

Lei mi dice: “donna, passionale e viva, ma mi sento in colpa appena Marcello mi lascia vicino casa.

Le chiedo di parlarmi di questo senso di colpa”.

Loredana, cambia posizione, si mette comoda, incrocia le gambe e mi dice: “quando sono con Marcello tutto si annulla, ma lui non può essere la mia realtà, sono sposata ed ho una figlia.

Quando ci salutiamo, dopo aver passato qualche ora nel nostro albergo, ho sempre paura di perderlo e che non ci sia una prossima volta… è difficile aspettare il prossimo incontro… poi entro a casa, vedo mio marito e mia figlia, magari lui prepara persino la cena e mi sento una persona orribile… se qualcuno sapesse di questa doppia vita non mi riconoscerebbe e mi direbbe che faccio schifo”.

Le chiedo chi potrebbe essere questo qualcuno che userebbe parole tanto forti, lei mi dice: “mia mamma, mia sorella per esempio”.

Provo ad usare le domande circolari per introdurre persone significative per il paziente.[3]

Alcuni autori sostengono che le domande circolari siano il prototipo della tecnica costruzionista, in quanto contribuiscono a favorire e a creare una molteplicità di punti di vista: “ forniscono un’apertura verso descrizioni alternative che comprendono le molteplici voci che in precedenza entravano in competizione nel discorso.[4]

Le chiedo: “ cosa le direbbe sua mamma?”

Mi dice:” mi direbbe che sono una donna schifosa, bugiarda, insoddisfatta ed una poco di buono e che il male che sto facendo a mia figlia  mio marito mi torneranno indietro sotto forma di male peggiore”.

“ E sua sorella cosa le direbbe? “ mia sorella sorriderebbe e mi direbbe che da me se lo aspettava e che sono sempre stata un disastro”.

Le chiedo, ancora:” come immagina sua madre e sua sorella mentre le darebbero queste risposte, dopo la sua confessione?”

Loredana mi dice: “come sono state, unite, insieme a fare qualcosa, magari un dolce”.

Le chiedo se lei ha mai fatto un dolce con loro, mi dice: “no, mai… mia mamma non mi considerava capace…”

Le chiedo che ricordi ha con sua madre, Loredana si fa cupa e mi dice con un’aria dispiaciuta: “non ho ricordi di me e lei, nonostante fosse una casalinga ed è lei che ci ha cresciute”.

Ad un certo punto Loredana si scompone dalla sua posizione rilassata, si irrigidisce, la schiena dritta e le mani poggiate sulle cosce e mi dice:” pensandoci mi è tornato in un ricordo…avrò avuto 10 anni e mia mamma era a letto per l’emicrania, tornai a casa dopo la scuola e non c’era il pranzo pronto…andai in camera da lei per chiederle come stesse e cosa potevo mangiare e lei mi urlò che alla sola mia vista le peggiorava l’emicrania… ricordo di aver pianto per ore, mi sono sentita in colpa, sbagliata, una schifezza”.

Lo psicanalista francese Andrè Green ha coniato il termine “madre morta” per riferirsi ad  una madre emotivamente assente, depressa e non disponibile. Green ha descritto una madre traumatizzata e distaccata. Ogni bambino la cui paura più sconvolgente è  l’abbandono continuerà a cercare di entrare in contatto con la propria madre, facendo di tutto pur di sentirsi vicino a lei, anche mettendo a repentaglio parti di sé. Quando il bambino rinuncia a cercare di riportare in vita la madre,  proverà a ripristinare il contatto rinunciando alla propria vitalità. Incontrerà la madre nella sua condizione mortifera, sviluppando così una propria morte emotiva. [5] Probabilmente, il desiderio sessuale di Loredana è connotato da un bisogno di riparare. Il sesso con Marcello le è servito per collocarsi attivamente al centro del proprio trauma familiare.

La riparazione di Loredana appare una riparazione assoluta, ignorando il fatto che non esistono nuovi inizi incondizionati e che il perdono e la guarigione includono il dolore.

Marcello, probabilmente, non può riparare quella perdita, infatti ogni volta che Loredana si allontana da lui, rivive quelle sensazioni provate da bambina: sentirsi in colpa, impotente, inadeguata o come dice lei “una schifezza”.

Ad un certo punto il telefono di Loredana squilla, ha la suoneria di Peppa Pig, che probabilmente le avrà scelto la figlia, in quel momento provo una forte tenerezza e mi chiedo che madre è Loredana, al di là di Marcello.

Loredana mi dice:” è quella rompiscatole di mia suocera, devo rispondere.. “. Le sorrido.

Loredana parla a monosillabi ed è bianca in volto… dopo aver chiuso mi dice: “Guido ha avuto un incidente, devo andare, la richiamo appena so come stanno le cose”.

Esce di fretta e mi accorgo che è la prima volta che chiama il marito per nome.

to be continued: La presa di coscienza: il fardello del passato che si alleggerisce nel futuro


[1] Questi disturbi si caratterizzano per una componente sia fisica sia psicologica. Il collegamento tra intestino e cervello è infatti ben più stretto di quel che si possa immaginare.L’apparato gastro-intestinale è un lungo “tubo” che dalla bocca giunge all’ano, nel quale il cibo, spinto continuamente verso il basso, subisce trasformazioni, assimilazione e viene, in fine, espulso.Le funzioni digestive sono governate in maniera autonoma dal Sistema Nervoso Enterico, il cosiddetto “Secondo Cervello”. Negli ultimi anni diversi studi hanno infatti fatto emergere come esso non solo sia dotato di centinaia di migliaia di neuroni, ma di come abbia un’organizzazione autonoma, alla base di un’autonomia di funzioni. Tutto questo ha messo in luce come il Sistema Nervoso Enterico non solo riceva comandi dal cervello, ma ne invii a sua volta, con effetti significativi sul nostro umore e sul corpo. Ciò a messo in luce che così come il primo cervello, quello cranico, può influenzare e alterare il normale funzionamento del secondo, interferendo con i suoi ritmi e, per questa via, disturbandone la peristalsi, la produzione di acidi, di enzimi etc,, quello enterico, a sua volta, può influenzare il primo. Ciò ha come diretta conseguenza il fatto che stress, emozioni e, più in generale, quello che accade nella testa, influenzino la salute della pancia e viceversa.Questo esempio mette in evidenza come tali problematiche abbiano quindi in genere un andamento variabile in relazione a diversi fattori psicologici. Un’attivazione psicofisiologica, quale per esempio l’ansia, può avere infatti l’effetto di esacerbare i sintomi così come indurre alterazioni del normale funzionamento intestinale.E’ noto quanto possano pesare lo stress e le emozioni negative sulla salute dello stomaco e dell’intestino. Per esempio può accadere che stress e ansia mantengano il Sistema Nervoso Enterico continuamente attivo con conseguenti danni agli organi più sensibili, tra i quali quelli dell’apparato digestivo. È possibile intervenire su una problematica gastro-intestinale anche mediante una corretta alimentazione. L’attività cerebrale, quindi il benessere mentale, può infatti essere influenzata direttamente o indirettamente dal cibo.Sono numerosi i lavori scientifici che collegano l’intestino, alla salute della mente.Per esempio, alcuni studi hanno provato una correlazione positiva tra l’assunzione di olio di pesce ricco di acidi grassi polinsaturi della serie Omega-3 e alcuni disturbi dell’umore, quali la depressione. Si è inoltre visto come l’alimentazione possa avere effetti indiretti tramite le alterazioni che porta nel microbiota intestinale (insieme di batteri che abitano le nostre mucose) importante nella regolazione dell’umore, la cui formazione fin dai primissimi anni di vita, segue e influenza lo sviluppo del sistema nervoso. Lavorando sul sistema intestinale diviene quindi possibile non solo trarne benefici a livello immunitario, ma anche a livello psicologico.

 

[2] L'ascolto attivo è un modo di ascoltare ciò che ci viene detto con uno sforzo intenzionale per capire il punto di vista altrui. Lo scopo è comprendere veramente il punto di vista, le motivazioni, i pensieri e le aspettative degli altri, sospendendo qualsiasi giudizio.

Per fare questo serve appunto uno sforzo attivo che differenzia questo ascolto dal semplice ascoltare in silenzio. Questo sforzo è anche necessario per mantenere un atteggiamento aperto, imparziale e non giudicante.

Ma anche dalla curiosità e dalla voglia di assumere il punto di vista dell'altro per cogliere cosa lo motiva. Da questi presupposti il lettore può immaginare che per ascoltare in maniera attiva e anche necessario parlare. L'ascolto attivo infatti prevede un silenzio attento alternato a domande, riformulazioni e altri interventi finalizzati a far continuare a parlare l'altra persona e a empatizzare con lui. Questo si ottiene comunicando sia livello verbale ('dimmi'), ma anche da un semplice 'ah' piuttosto che con la mimica facciale o un cenno col capo.

 

[3] Karl Tomm a distinto le domande circolari in diverse categorie a seconda dei loro obiettivi e delle loro caratteristiche. Le domande circolari, informative sono domande che hanno l'obiettivo di raccogliere informazioni, mentre le domande circolari riflessive hanno l'obiettivo di suscitare dei cambiamenti.

TOMM, K 1985. Circular interviewing. A multifaceted clinical tool.

[4] MCNAMEE, S. 1992 Reconstrustructing identity: the communal costruction of crisis.

[5] S.A. Mitchell, l’amore romantico può durare? Il destino dell’amore romantico, tr.it. Raffaello Cortina, Milano 2003

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