“Saper dire di no alle persone è bellissimo, fa parte del risveglio.
Fa parte del risveglio vivere la propria vita come si ritiene opportuno. E ricordate: questo non è egoismo. Quel che è egoista è pretendere che qualcun altro viva la propria vita come voi ritenete opportuno.
Questo sì che è egoismo”
[ Osho ]
Sono molti i casi di persone che hanno paura ad esprimere il loro dissenso, a dire:”no, non mi va, no non riesco o semplicemente no, grazie:.”
Molto spesso quando ci si trova a rifiutare intervengono alcuni pensieri ad impedirlo.
Tra questi:
-“Se dicessi di no l’altro potrebbe sentirsi rifiutato o ferito”;
-“I miei bisogni non sono importanti come quelli degli altri“;
-“Se la persona mi ha fatto una richiesta deve essere qualcosa di molto importante, visto che io non chiederei nulla se non fosse essenziale”;
-“Se dico di no questa volta non mi vorranno più”;
-“Se dico di no adesso non mi chiederanno più nulla”;
-“Loro mi hanno detto di si, perciò non posso dire di no”;
questo avviene perché ci si sente obbligati a manifestare benevolenza, cordialità disponibilità, anche quando l’atteggiamento interiore è diverso. Le difficoltà ad esercitare il diritto a dire di no ad una richiesta sembrano essere connesse a condizioni di natura educativa e sociale che portano a sentirci in colpa o non accettati quando esprimiamo con autenticità determinati pensieri e sentimenti. D’altra parte, dire di si quando si vorrebbe dire di no può portare, a lungo andare, ad una sorda ostilità verso coloro che avanzano richieste nei nostri confronti.
COME CI SI DIFENDE DA QUESTI PENSIERI?
Quando si attuano pensieri di questo tipo la persona dice di si anche quando vorrebbe dire di no, oppure preferisce usare l’espressione “non posso” adducendo scuse non veritiere anziché dire “non voglio”. Peraltro, è molto più facile che una persona insista e continui a fare la sua richiesta di fronte a un “NON posso” piuttosto che a un “non voglio”. Allo scopo di salvaguardare la positività delle relazioni è, tuttavia, importante utilizzare modalità opportune e rispettose per dire no. Innanzitutto, nel rifiutare una richiesta occorre valutare la ragionevolezza o meno della richiesta stessa. Se la richiesta fosse ragionevole è bene accompagnare il rifiuto con un’espressione di scusa. Ad esempio, alla richiesta di un’uscita da parte di un amico, un adolescente potrebbe rispondere: “Mi spiace, non posso. Ho promesso di badare alla mia sorellina stasera”. * * Se, al contrario, la richiesta non fosse ragionevole, pur ammettendo il bisogno dell’altro, è bene esprimere un chiaro no senza bisogno di scusarsi o giustificarsi, come “ capisco che vorresti trascorrere il fine settimana con me, ma non voglio”. Se la persona dovesse insistere con la sua richiesta è importante restare fermi nel proprio no:”ho detto di no, ti prego di non insistere”.
In sintesi:
- iniziare la risposta con un chiaro no;
- non giustificarsi ma, al contrario, fornire le ragioni del proprio rifiuto quando ciò è opportuno;
- ricordarsi di avere il diritto di dire di no;
- una volta rifiutata la richiesta cambiare argomento e non aspettare di essere persuasi;
- in caso di incertezza, cercare altre informazioni.
Questa capacità si chiama ASSERTIVITA’.
I capisaldi del comportamento assertivo includono:
- Agire nel proprio migliore interesse significa capacità di assumere decisioni di vita, prendere iniziative, porsi degli obiettivi e lavorare per raggiungerli.
- Difendersi significa capacità di dire di no, porre dei limiti al proprio tempo e alla propria energia, rispondere alle critiche, aggressioni, rabbia, esprimere o appoggiare o difendere la propria opinione.
- Esprimere sentimenti a proprio agio significa capacità di essere in disaccordo, mostrare rabbia, affetto, amicizia, ammettere paura o ansia, esprimere accordo o sostegno, essere spontanei, senza sperimentare una spiacevole ansia.
- Esercitare i propri diritti personali significa la capacità di esprimere opinioni, lavorare per cambiare, rispondere alle violazioni dei propri diritti o di quelle altrui.
-
Non negare i diritti degli altri significa evitare aggressioni, insulti, intimidazioni, manipolazioni, controllo del comportamento altrui.
Come riuscire a dire di no con empatia? Ce lo spiegano le asserzioni empatiche. Questa tipologia di comunicazione può essere utile in tutte quelle situazioni in cui non abbiamo un rapporto intimo con l’interlocutore ma sentiamo l’esigenza di dire di no.
Una breve affermazione empatica si compone di due parti. In primis è necessario riconoscere il punto di vista dell’altro trasmettendo un po’ di apprezzamento per la situazione che sta vivendo, i suoi desideri e i suoi sentimenti. Successivamente bisogna essere capaci di indicare invece la propria situazione, i propri desideri, sentimenti e convinzioni.
Ecco alcuni semplici esempi:
“So che è importante per te, ma non voglio farlo”.
“Sento che non è un buon momento per parlare, mi piacerebbe costruire con te un momento in cui parlare di questa richiesta”.
“So che non è semplice indicare in modo preciso il costo del progetto, ma mi piacerebbe avere una stima approssimativa prima di accettare”.
Senza empatia sarebbero state più o meno così:
“No, lasciami perdere”.
“Senti, prima ti dai una calmata e dopo, forse, ne parliamo”.
“Non ti darò mai l’incarico senza avere una stima dei costi”.
Le asserzioni empatiche comportano meno rischi che l’altra persona si senta offesa dalla tua richiesta o dal tuo rifiuto. Inoltre riconoscendo per primi i desideri dell’altro è più probabile che l’altro accetti più facilmente i tuoi desideri.
In parole povere?
Fai capire all’altra persona che ti importa di lui.
Come abbiamo visto, le affermazioni empatiche di base possono essere utili, ma hanno la componente del “no” molto connotata inoltre risultano fredde e poco emotive.
L’economista Caroline Webb suggerisce di usare il cosiddetto “no positivo” nei contesti lavorativi. Il processo di articola in 4 fasi:
-
1
Inizia la tua comunicazione sempre con un’affermazione positiva che mostri apprezzamento per la richiesta dell’altra persona.
-
2
Condividi le tue priorità attuali e il motivo per cui sono significative per te.
-
3
Rispondi alla richiesta dicendo “no”.
-
4
Termina mostrando calore, suggerendo un’altra soluzione, indirizzando il richiedente a un altro interlocutore o semplicemente offrendo gli auguri per un progetto di successo.
Facciamo un esempio:
-
1
Apprezzo che tu abbia pensato a me per coordinare questo progetto. Grazie!
-
2
Una cosa in cui sono molto coinvolto in questo momento è la stesura del bilancio sociale e sono molto concentrato per fare un buon lavoro.
-
3
Sfortunatamente non ho le risorse per fare entrambe le cose, quindi devo dire no alla tua proposta.
-
4
So che Luca apprezzerebbe molto far parte del tuo team per lavorare su questo progetto.
Sembra banale, ma provare a utilizzare questa strategia può evitarti fratture con i colleghi che alla lunga si pagano…
La richiesta empatica, ovvero fare una richiesta a una persona con cui abbiamo una relazione intima.
Molte persone sono sensibili alle critiche, la richiesta empatica può darti una grande possibilità con le persone che rischieresti di ferire con un no secco.
La creazione del messaggio di empatia si articola in tre fasi: inizia con una affermazione che aiuti a ridurre la difensività e dia all’interlocutore la certezza di essere amato come ad esempio: “sai che sei una persona molto importante per me”, “sei il mio migliore amico”, “ti considero una persona speciale della mia vita”.
Usa il metodo Sentimento (A) – Comportamento (B)- Conseguenza (C): “Quando non mi saluti cordialmente quanto torno a casa dal lavoro (B) mi sento triste (A) come se non fosse importante la nostra relazione (C)”.
Termina il tutto descrivendo quelle che vuoi “Vorrei un abbraccio o forse che mi chiedessi com’è stata la mia giornata” (D).
Questo approccio spinge l’altra persona a vedere il problema non come un problema spinoso tra te e me, ma come un problema “nostro”che “ci” aiuterà a migliorare la nostra relazione.
In altre parole sottolineando l’importanza dell’altra persona per noi, aiuta a ripensare la relazione. Immagina come ti sentiresti e il tuo partner iniziasse una conversazione o un confronto dicendoti “per me sei la persona più importante del mondo”…
Saper dire di no o fare delle richiesteall’interno di una relazione non sempre è facile. Julie Schwartz Gottman e John Gottman, terapeuti di coppia, propongono di utilizzare questo metodo, un modo brillante per connettersi al proprio partnerquando si vuole sollevare un problema che ti turba senza accendere una discussione infinita.
Di solito quando un membro della coppia è arrabbiato o furioso per qualcosa, si è tentati di attaccare in modo aggressivo usando il linguaggio “tu non”.
“Tu non prendi mai in considerazione i miei sentimenti”, “Tu non mi consideri e metti sempre i tuoi amici prima di me”.
Questo viene definito un inizio duro. Persino i messaggi di empatia che abbiamo visto nei giorni scorsi potrebbero sembrare un po’ freddi e indifferenti: “quando organizzi qualcosa con i tuoi amici senza consultarmi, mi sento arrabbiata”.
L’inizio morbido è molto più empatico per poter iniziare un confronto. Anzitutto controlla che il tuo partner abbia il tempo per parlare. Se sì potresti dire qualcosa tipo:
“Probabilmente non ti seri reso conto che lo stavi facendo, ma ho notato…”.
“So che sei molto sotto pressione in questo momento, quindi non esito a parlarti di questa cosa, ma per me è importante…”.
Per usare efficacemente l’inizio morbido prima prendi il controllo di te stessa e sulle tue emozioni.
Respira profondamente per prepararti.
Quindi prenditi qualche secondo per scegliere il miglior inizio morbido.