Rchiedi
Consulenza

Il profilo psicologico di Manuel Iannuzzi e Manuela Aiello: la morte di Beatrice

Un blog di psicologia e sessuologia è un sito web che fornisce informazioni e consigli sulle tematiche relative alla psicologia e alla sessuologia. Il contenuto di un blog di psicologia e sessuologia può variare, ma di solito include articoli informativi, consigli pratici, recensioni di libri o prodotti relativi a queste tematiche, e risposte a domande frequenti.

Teresa Colaiacovo - Il profilo psicologico di Manuel Iannuzzi e Manuela Aiello: la morte di Beatrice

𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐫𝐝𝐢𝐠𝐡𝐞𝐫𝐚.

Davvero può succedere nell’Italia di oggi che una bambina di due anni sia seviziata a lungo ed alla fine uccisa dalla madre e dal compagno della madre?

Davvero può accadere che tutto questo avvenga sotto gli occhi terrorizzati delle sue sorelline?

Davvero è possibile che tutto questo avvenga senza che un pediatra se ne accorga e senza che i servizi sociali di un paese civile

siano messi in condizione di intervenire ?

L’idea scellerata per cui i bambini appartengono ai loro genitori partorisce in realtà questo e tanti altri tipi di mostri. Come ampiamente dimostrato dai dati sul maltrattamento delle decine di migliaia di bambini ospitati nelle comunità, non perché vengono rapiti dalle assistenti sociali, ma perché debbono essere protetti dalla violenza e dalla trascuratezza di genitori incapaci di dare loro le cure di cui tutti i bambini hanno bisogno. Non riesco a non pensarci tutte le volte che politici, come Meloni e Salvini, fanno finta di commuoversi per i bambini di Bibbiano o della famiglia nel bosco. Dimenticando che dipende da loro, dalla loro ignoranza e dalla loro incuria la debolezza dei servizi, medici e sociali, che non intercettano le vicende della bambina che muore nella sua casa di Bordighera e che troppo tardi intercettano quelle di tanti altri bambini vittime di violenza e di tutti quegli adolescenti di cui ci si occupa solo quando commettono dei reati e che delinquono, abitualmente, proprio perché di loro ci si è occupati poco e male quando erano piccoli.

Il dato da cui si dovrebbe partire in realtà è quello per cui i genitori che si rivolgono ai pediatri e, in caso di necessità, ai consultori o ai servizi sociali sono persone che svolgono in modo adeguato la loro funzione di genitori e che quelli che fuggono dai pediatri e dai servizi sono i genitori più fragili, quelli che più avrebbero bisogno di aiuto. Rendere obbligatorie le visite pediatriche prevedendo anche l’idea degli interventi domiciliari per chi ha una responsabilità sanitaria e sociale sui bambini potrebbe essere un primo passo importante sulla strada della prevenzione, ma richiederebbe un potenziamento dei servizi di cui troppi politici continuano ad ignorare la necessità. Facile, molto più facile commuoversi (fare finta di commuoversi) per fare propaganda politica. Lasciando ai giornali il compito di indignarsi per le sevizie inflitte ad una bambina di due anni sotto gli occhi delle sue sorelline e ai magistrati il compito di comminare pene adeguate agli autori di un reato che si sarebbe potuto e dovuto evitare.

Luigi Cancrini

Beatrice aveva soltanto due anni. Per mesi ha vissuto fra violenze, umiliazioni e paura, fino alla morte, avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio scorso. È una vicenda che continua ad assumere contorni sempre più drammatici quella della bambina trovata senza vita a Bordighera e al centro di un’inchiesta della Procura di Imperia che ha portato all’arresto della madre, Emanuela Aiello, e del suo compagno Manuel Iannuzzi.

Sabato mattina i carabinieri hanno eseguito nei confronti dell’uomo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Entrambi sono ora accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore, oltre che di omicidio preterintenzionale. Un aggravamento delle contestazioni che, secondo gli inquirenti, sarebbe supportato da un quadro probatorio definito particolarmente grave e solido.

Nel telefono cellulare di Iannuzzi, gli investigatori avrebbero trovato fotografie della bambina con il volto tumefatto e immagini che documenterebbero le conseguenze di presunti pestaggi. Tra i materiali acquisiti figura anche un video che gli inquirenti considerano emblematico del clima in cui la piccola viveva: Beatrice sarebbe stata costretta a fumare una sigaretta mentre gli adulti ridevano e lei piangeva disperata.

Nell’ordinanza firmata dal gip Massimiliano Botti si parla di «gravissimi indizi» e di comportamenti caratterizzati da «modalità atroci», da una «selvaggia intensità» delle percosse e dall’«indole crudele» degli aguzzini della bambina. «L’hanno percossa con schiaffi e pugni, insofferenti rispetto ai normali comportamenti e ai bisogni di una bimba di due anni». E ancora: «L’hanno strattonata per i capelli strappandole delle ciocche. Le sorelle hanno descritto il tremore che percorreva il corpo di Beatrice quando si avvicinava all’abitazione dell’indagato a Perinaldo e i pianti a cui si abbandonava per la paura che l’uomo le ispirava». Il gip conclude: «La selvaggia intensità e la frequenza delle percosse inflitte a Beatrice, l’omissione di qualunque richiesta di soccorso medico nonostante l’ingravescenza delle sue condizioni, talmente palese da essere chiaramente percepita da un estraneo al nucleo familiare e dalle piccole sorelle, per un ampio arco temporale, protratto almeno per l’intera giornata dell’8 febbraio 2026, rendevano prevedibile il decesso della bambina».

Il giudice scrive che, a partire dal novembre 2025, Manuel Iannuzzi ed Emanuela Aiello avrebbero «denigrato, minacciato, percosso e insultato le figlie di quest’ultima con frequenza pressoché quotidiana». Le altre due bambine, di 9 e 7 anni, sarebbero state inoltre lasciate spesso sole e in condizioni igieniche precarie.

Fondamentali per l’inchiesta si sono rivelate proprio le testimonianze delle sorelline maggiori di Beatrice, raccolte dopo il loro allontanamento dal nucleo familiare. In un primo momento le bambine avrebbero ripetuto la versione fornita dagli adulti, secondo cui la piccola sarebbe caduta dalle scale alcuni giorni prima del decesso. Successivamente, una volta inserite in un percorso protetto, hanno raccontato agli investigatori una realtà completamente diversa. Alle bambine sarebbe stato intimato di non raccontare quanto accaduto e di mentire sul soggiorno trascorso a Perinaldo.

Dai loro racconti emerge che Beatrice sarebbe stata male per molte ore senza ricevere cure adeguate: «Più la tenevi su e più la testa cadeva. Aveva tutto il corpo e le labbra viola», hanno riferito. Le sorelle avrebbero chiesto più volte agli adulti di portarla in ospedale, ma senza venire ascoltate. Le bambine hanno raccontato anche i tentativi fatti dagli adulti per cercare di rianimare Beatrice quando ormai le sue condizioni apparivano disperate. «Quella mattina per farla riprendere l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero», hanno riferito ai carabinieri.

Secondo gli investigatori, la bambina non sarebbe morta nell’abitazione di Bordighera dove è stata successivamente trovata, ma nella casa di Manuel Iannuzzi a Perinaldo. Una circostanza che avrebbe dato origine a quello che la Procura considera un vero e proprio depistaggio. La mattina del 9 febbraio, il corpo della piccola, già deceduta nella notte, in una finestra compresa tra «la mezzanotte e le 2», sarebbe stato trasportato in auto, avvolto in una coperta, fino all’abitazione di Bordighera. Qui sarebbe stata inscenata una richiesta di soccorso. La madre, Manuela Aiello, aveva chiamato il 118 sostenendo che la figlia aveva difficoltà respiratorie. Fin dai primi momenti, però, qualcosa non ha convinto i soccorritori. Sul corpo della piccola erano visibili ecchimosi, lividi e lesioni, alcune delle quali non recenti. Elementi che hanno indotto il personale del 118 ad avvisare i carabinieri.

Gli accertamenti medico-legali hanno poi riscontrato che il decesso era avvenuto diverse ore prima della chiamata ai soccorsi. L’autopsia ha indicato come causa della morte un grave trauma cranico, associato ad altre lesioni riscontrate sul corpo.

La posizione della madre appare particolarmente grave anche perché, secondo l’accusa, avrebbe assistito alle violenze senza intervenire. Come spiegato dal procuratore Alberto Lari, la contestazione dei maltrattamenti aggravati dalla morte della minore comporta un quadro sanzionatorio persino più severo rispetto a quello dell’omicidio preterintenzionale.

L’inchiesta continua inoltre a riservare ulteriori sviluppi. Durante una perquisizione nel garage della famiglia Iannuzzi a Vallecrosia, i carabinieri hanno rinvenuto circa due chilogrammi di tritolo. Per questo motivo Franco Iannuzzi, padre di Manuel, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di esplosivo.

Il quadro descritto dal gip che ha disposto la custodia in carcere per il 42enne parla di un uomo “dall’indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo, dalla quale trae verosimilmente piacere”. A concorrere a questa descrizione ci sono le testimonianze rese agli inquirenti dalle sorelline di Bea, le piccole Gaia e Ginevra, spesso abbandonate in casa da sole mentre gli adulti uscivano. Le bambine erano testimoni di buona parte delle violenze che Aiello e Iannuzzi avrebbero riservato alla minore, e proprio il loro racconto ha permesso di definire la dinamica della morte.

Il giorno della morte e la “messinscena”

Nella ricostruzione degli inquirenti, la piccola non sarebbe morta a Bordighera, ma nella casa di Perinaldo dell’uomo. Qui le sorelline avrebbero visto Beatrice in condizioni disperate già dalla mattina dell’8: vomitava e “sputava carne”, aveva il corpo e le labbra viola.

La madre aveva quindi improvvisato “manovre di rianimazione” e anche il 42enne avrebbe partecipato mettendo Beatrice sotto la doccia e dandole acqua e zucchero. Dopo avrebbero fatto un tentativo di darle il biberon per poi metterla a dormire. Qui è morta durante la notte, in un orario stimato tra mezzanotte e le due.

La mattina successiva la madre si sarebbe accorta di quanto accaduto e dopo aver messo le figlie in auto, affidando il corpicino di Beatrice alla sorella maggiore, arriva a Bordighera, dove chiama il 118. Qui il medico tenta una rianimazione ma quasi subito è costretto a constatare il decesso. Fa anche un’altra cosa: nota lesioni giudicate incompatibili con la caduta dalle scale descritta dalla madre.

La corsa da un’abitazione all’altra e la descrizione dell’incidente domestico per la Procura sono una “messinscena” organizzata proprio da Iannuzzi e dalla madre delle bimbe.

Poco dopo, infatti, con l’arrivo degli esami autoptici si scoprirà la piccola è morta a causa di un “trauma cranico con emorragia sub-durale acuta”, mentre le foto ritrovate sui telefoni sequestrati durante le indagini racconteranno altri abusi.

Gli assassini della piccola Beatrice, deceduta a Bordighera, presentano i profili psicologici tipici dei casi di grave maltrattamento e omicidio in ambito familiare. Gli inquirenti hanno tracciato le dinamiche comportamentali dei due principali indagati: il compagno della madre (ritenuto l’esecutore materiale) e la madre stessa (accusata di complicità omissiva).

Manuel Iannuzzi (Compagno della Madre)

  • Profilo del carnefice: Ha agito con una spiccata brutalità volta all’annientamento fisico e psicologico di una bambina di soli due anni. I comportamenti emersi – tra cui percosse ripetute e il costringere la bambina a fumare mentre gli adulti ridevano – indicano una totale mancanza di empatia e una forte imposizione di dominio e controllo sul più debole.
  • Vessazione e crudeltà: Il quadro mostra una personalità narcisistica e antisociale, in cui la vittima viene deumanizzata e trattata come un oggetto di sfogo per la propria aggressività.

Manuela Aiello (Madre della vittima)

  • Profilo di corresponsabilità: Secondo le indagini, la donna si è macchiata di complicità per omissione e concorso in maltrattamenti (inizialmente accusata di omicidio preterintenzionale).
  • Sottomissione e dipendenza affettiva: Spesso, in contesti di violenza domestica, la madre presenta una forte dipendenza affettiva dal partner. Questo legame patologico e la paura di perdere la figura di riferimento possono portare a una sottomissione tale da accettare o ignorare le torture subite dai propri figli, anteponendo la relazione con il compagno all’istinto di protezione materno. Le testimonianze delle sorelle hanno documentato la sua inerzia di fronte alle grida e alle urla della bambina, la paura di guardare l’evidenza per non perdere il partner.

Seguimi su Instagram