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La scienza dei legami: le tre fasi dell’amore che dura

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Teresa Colaiacovo - La scienza dei legami: le tre fasi dell’amore che dura

Spesso durante le sedute mi tornano in mente le parole della psicoanalisi “la domanda è sempre una domanda d’amore…”.

Che si parli di amore romantico o familiare, comunque emerge il bisogno di essere scelti, amati per ciò che si è.

Che cos’è l’amore, dal punto di vista della scienza? Non va confuso con la fase precedente, ovvero l’innamoramento: non è un cuore che batte più forte, non è una poesia, non è soltanto un’emozione.

Molto più utile è parlare di long-life mating: la capacità umana di creare legami affettivi stabili e duraturi. Una capacità che, secondo Cerasa, ha avuto un ruolo decisivo nella nostra evoluzione.

«L’amore per la scienza in generale non viene chiamato così, ma long-life mating, cioè un rapporto a lungo termine», spiega Cerasa. È stato uno dei passaggi evolutivi fondamentali: non bastava riprodursi, bisognava proteggere la prole, costruire un nucleo stabile, dare continuità alla famiglia e alla specie.

 Oggi, però, questo comportamento sembra più fragile. Separazioni, denatalità, famiglie monoparentali, solitudine e relazioni sempre più brevi sono fenomeni diversi ma, nella lettura di Cerasa, legati a una stessa crisi: la difficoltà crescente di mantenere rapporti a lungo termine. «La domanda fondamentale è: perché non riusciamo a mantenere un rapporto a lungo termine?», osserva.

Il punto, secondo Cerasa, è che non abbiamo una conoscenza condivisa di ciò che tiene insieme una coppia. Se chiediamo quali siano i fattori di rischio cardiovascolare, quasi tutti rispondono nello stesso modo: fumo, cattiva alimentazione, sedentarietà. Ma se chiediamo quali siano i fattori che reggono una relazione, le risposte diventano molteplici, personali, spesso contraddittorie. «Se non abbiamo un punto di riferimento condiviso su come si regge un rapporto di coppia a lungo termine, come facciamo?», si chiede Cerasa.

Qui entra in scena la parola chiave: omeostasi. In fisiologia indica la capacità di un organismo di mantenere un equilibrio interno nonostante i cambiamenti dell’ambiente. Cerasa applica questo concetto alla coppia: una relazione funziona quando aiuta i due partner a mantenere un equilibrio più stabile, non solo emotivo, ma anche corporeo, mentale e sociale. «L’omeostasi è semplicemente il nostro benessere», dice Cerasa. «È quando tutto il mio sistema nervoso autonomo, quello che regola il cuore, lo stomaco, i polmoni, è in asse». Al contrario, uno stato continuo di allerta, preoccupazione o agitazione può tradursi nel tempo in malessere e malattie croniche.

La “scienza dei legami” proposta da Cerasa si articola in tre livelli.

Il primo è l’omeostasi biologica. La coppia non è solo un incontro di caratteri, ma anche di corpi che imparano a regolarsi. Sonno, cibo, ritmi quotidiani, protezione e sensazione di sicurezza diventano fondamentali. «La coppia che dorme bene è la coppia che sta bene a livello biologico», afferma Cerasa. E ancora: «Il cibo è la più grande forma di socializzazione, la più grande forma di benessere». Insomma, probabilmente, molti di noi, leggendo queste righe, stiamo pensando… e il sesso? Il sesso non è un fattore primario per l’equilibrio della coppia? Eh no! Prima, molto prima del sesso, viene il cibo e su tutti il fattore principale è il sonno: dormire bene in coppia è fondamentale per una relazione a lungo termine.

Il secondo livello è l’omeostasi psicologica. Qui non conta tanto trovare qualcuno “uguale” a noi, quanto qualcuno che ci confermi o ci completi. Una relazione sana, secondo Cerasa, dovrebbe aumentare l’autostima e farci diventare persone più capaci, più consapevoli, più efficaci. «Se io ho cominciato una relazione d’amore e l’ho finita, i miei livelli di autostima da prima a dopo devono essere aumentati. A quello serve l’amore: per farci diventare migliori».

Il terzo livello è l’omeostasi sociale, forse il più difficile. Una coppia non vive nel vuoto: deve confrontarsi con famiglie, amici, lavoro, norme culturali, aspettative sociali. «La coppia ha bisogno, a livello sociale, di essere accettata dal nucleo familiare, dagli amici e dal lavoro», spiega Cerasa. Ed è complicato proprio perché non dipende solo dai partner.

«In coppia si è più forti rispetto a stare da soli», sintetizza Cerasa. Non perché la solitudine sia impossibile, ma perché in una società complessa autoregolarsi da soli richiede uno sforzo enorme. Il legame, quando funziona, diventa un “porto sicuro”: ci aiuta a liberare risorse mentali, ad affrontare meglio lo stress e ad adattarci al mondo.

Forse, allora, studiare l’amore non significa ridurlo. Significa prenderlo sul serio: come fattore di salute, di benessere, di evoluzione individuale e collettiva.

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