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Perché scelgo sempre le persone sbagliate? Il motivo secondo la psicologia

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Teresa Colaiacovo - Perché scelgo sempre le persone sbagliate? Il motivo secondo la psicologia

Hai presente quella sensazione straniante quando guardi indietro alle tue storie d’amore e ti accorgi che sembrano tutte lo stesso film con attori diversi? Partner emotivamente indisponibili, relazioni che vanno avanti a singhiozzo, drammi che si ripetono con inquietante precisione. E mentre la tua migliore amica ti guarda negli occhi e ti dice “ma perché non provi con qualcuno di normale?”, tu ti fai la stessa domanda: perché diavolo continuo a infilarmi sempre nello stesso tunnel?

La risposta non ha niente a che fare con la sfiga cosmica o con Mercurio retrogrado. La verità è che il tuo cervello sta seguendo una mappa disegnata quando ancora guardavi i cartoni animati e credevi che i broccoli fossero un complotto degli adulti. E quella mappa ti sta portando dritto dritto verso gli stessi vicoli ciechi, ancora e ancora.

Non È Sfortuna: È il Tuo Cervello che Lavora con Mappe Vecchie

La teoria dell’attaccamento, sviluppata negli anni Sessanta dallo psicologo britannico John Bowlby e poi ampliata dalla ricercatrice Mary Ainsworth, ci dice una cosa fondamentale: il modo in cui amiamo da adulti è profondamente scolpito dalle primissime relazioni che abbiamo avuto nella vita. E quando dico “primissime”, intendo proprio quelle con mamma, papà o chiunque si sia preso cura di noi nei primi anni di vita.

Bowlby parlava di modelli operativi interni, che suona complicatissimo ma in realtà è semplice: sono come mappe mentali che costruiamo da bambini per rispondere a domande tipo “posso fidarmi degli altri?”, “cosa succede quando ho bisogno di qualcuno?”, “sono degno di essere amato?”. Queste mappe si formano in base a come i nostri caregiver hanno risposto ai nostri bisogni quando eravamo piccoli e vulnerabili.
Il problema? Queste mappe rimangono attive anche quando diventiamo adulti con mutuo e bollette da pagare. E guidano le nostre scelte sentimentali in modi che spesso non riusciamo nemmeno a vedere. È come avere un GPS interno settato su coordinate sbagliate: continui a finire nello stesso quartiere problematico anche se giureresti di aver preso una strada diversa.

Lo Stile Evitante: I Maestri della Fuga Emotiva

Dall’altra parte dello spettro ci sono gli evitanti. Se questo è il tuo stile, probabilmente hai imparato molto presto che mostrare bisogni emotivi era inutile o addirittura pericoloso. Magari i tuoi genitori erano freddi, critici, o semplicemente ti spingevano all’indipendenza troppo presto. “Non piangere, sei grande ormai” era forse il loro mantra preferito.

Da adulto, questo si traduce in una paura dell’intimità vera. L’idea di dipendere emotivamente da qualcuno ti mette a disagio quanto un dentista che ti dice “questo potrebbe fare un po’ male”. Preferisci relazioni dove puoi mantenere una distanza di sicurezza, dove non devi esporti troppo. E indovina che tipo di partner scegli? Probabilmente persone complicate, emotivamente non disponibili, o situazioni dove c’è un ottimo motivo “oggettivo” per cui la relazione non può decollare davvero: vivono in un altro continente, sono sposati con il lavoro, sono “appena usciti da una storia e non sono pronti”.

In questo modo proteggi te stesso dalla vulnerabilità vera, quella che fa davvero paura: essere completamente visto e accettato da un’altra persona. È più sicuro amare qualcuno che non può amarti pienamente di ritorno.

Lo Stile Disorganizzato: Quando l’Amore È un Campo Minato

Questo è probabilmente il più complesso e doloroso. Lo stile disorganizzato si sviluppa quando i caregiver sono stati fonte sia di conforto che di paura. Magari in contesti di abuso, trascuratezza grave o comportamenti estremamente contraddittori.

Il risultato? Una confusione monumentale su cosa significa amare ed essere amati. Le persone con attaccamento disorganizzato si trovano spesso in relazioni caotiche e imprevedibili, con dinamiche che oscillano tra vicinanza estrema e distanza improvvisa. C’è un desiderio profondo di connessione mescolato a un terrore altrettanto profondo dell’intimità. Le relazioni “complicate” diventano, in un certo senso, l’unico tipo di relazione che sembra “normale”, perché il caos è ciò che conosci meglio.

La Danza Tossica: Quando Ansioso e Evitante Si Incontrano

Preparati, perché questa parte sembra quasi una cospirazione dell’universo contro la tua felicità. Esiste una dinamica relazionale che gli esperti di terapia di coppia, come Sue Johnson nel suo libro “Hold Me Tight”, chiamano “inseguitore-distanziatore”. E se hai mai avuto una relazione complicata, probabilmente la riconoscerai con un brivido di orrore.

Funziona così: una persona con stile ansioso-ambivalente incontra una persona con stile evitante. L’ansioso cerca costantemente vicinanza, rassicurazione, conferme. L’evitante, sentendosi soffocato, si ritrae. Più l’evitante si ritrae, più l’ansioso insegue. Più l’ansioso insegue, più l’evitante fugge. È una spirale perfetta, quasi magnetica, che crea relazioni incredibilmente instabili e piene di conflitti.

Questo tipo di coppie sperimenta livelli altissimi di conflitto e sofferenza. E la cosa davvero interessante? Entrambi stanno confermando le loro peggiori paure. L’ansioso pensa: “Vedi? Non sono abbastanza, mi abbandoneranno sempre”. L’evitante pensa: “Vedi? L’intimità è soffocante, le persone sono troppo bisognose”.

Ma Perché Proprio Loro? Il Mistero dell’Attrazione per il Disastro

A questo punto probabilmente ti stai chiedendo: “Ma se queste dinamiche mi fanno stare da schifo, perché continuo a cercarle come un topo che torna nella stessa trappola?”

La risposta è semplice e frustrante allo stesso tempo: il nostro cervello è programmato per cercare ciò che è familiare, non ciò che è sano. I modelli operativi interni che abbiamo costruito da bambini ci guidano verso persone e situazioni che rispecchiano le dinamiche che conosciamo, quelle che abbiamo vissuto quando eravamo piccoli.

Pensa a quando entri in una casa nuova: ti sembra strana anche se è bellissima e piena di comfort. La tua vecchia casa, anche se aveva le finestre che fischiavano e il riscaldamento che funzionava quando gli pareva, ti sembrava “giusta” semplicemente perché la conoscevi. Lo stesso principio si applica alle relazioni.

Se sei cresciuto con affetto costante e prevedibile, ti sentirai naturalmente a tuo agio con un partner emotivamente disponibile e stabile. Ma se sei cresciuto con imprevedibilità, distanza emotiva o dinamiche complicate, quello è il tuo “normale”. Un partner stabile potrebbe addirittura sembrarti noioso, o potresti sabotare inconsciamente la relazione perché non corrisponde alla tua mappa interna di “come dovrebbe essere l’amore”.

C’è un altro meccanismo subdolo al lavoro, specialmente per chi ha uno stile ansioso-ambivalente. Se scegli sempre partner difficili da conquistare o emotivamente indisponibili, ogni piccola briciola di attenzione che ti danno diventa una validazione potentissima del tuo valore. Quando finalmente quella persona distante ti manda un messaggio carino o decide di vederti, è come vincere alla lotteria emotiva.

Il problema è che questa validazione è effimera e inaffidabile. E più è difficile da ottenere, più diventa preziosa ai tuoi occhi. È una forma di rinforzo intermittente, lo stesso principio che rende le slot machine così maledettamente irresistibili. Non sai mai quando arriverà il premio, quindi continui a giocare, convinto che la prossima volta sarà quella giusta.

Come Si Spezza il Circolo Vizioso

La buona notizia, e ce n’è una giuro, è che gli stili di attaccamento non sono tatuati indelebilmente nel tuo cervello. Sono schemi appresi, e ciò che è stato appreso può essere modificato. Gli studi dimostrano che gli stili di attaccamento possono cambiare nel corso della vita grazie a esperienze relazionali significative o a percorsi terapeutici.

Si parla addirittura di “earned security”, sicurezza acquisita: persone che pur avendo avuto un’infanzia difficile sviluppano in età adulta un attaccamento più sicuro grazie a relazioni correttive o alla psicoterapia.

Il primo passo? Riconoscere il proprio pattern. Inizia a osservarti con curiosità invece che con giudizio. Che tipo di persone ti attraggono di solito? C’è un tema ricorrente nelle tue relazioni passate? Come ti senti quando una relazione è stabile e prevedibile? Ti annoia? Ti inquieta? Queste domande non hanno risposte giuste o sbagliate. Sono semplicemente strumenti per aumentare la tua consapevolezza emotiva e iniziare a vedere i fili invisibili che hanno guidato le tue scelte finora.

Molte persone che scelgono relazioni complicate hanno un’autostima che dipende troppo dalla validazione esterna. Lavorare su una base di sicurezza interna significa sapere di avere valore indipendentemente da quanto qualcun altro ti desideri. Questo non significa diventare invulnerabili o non aver bisogno di nessuno. Significa costruire una relazione più solida con te stesso, in modo che il comportamento degli altri non determini completamente quanto vali ai tuoi occhi.

Per molte persone abituate al caos emotivo, la stabilità può sentirsi innaturale, quasi sospetta. “Se va tutto bene, quando arriverà il disastro?” è un pensiero comune. Imparare a stare nella sicurezza senza sabotarla è un’abilità che si sviluppa con la pratica. Significa notare quando il tuo cervello cerca di creare dramma dove non ce n’è, o quando ti senti istintivamente attratto da situazioni complicate proprio perché sono complicate.

Non c’è vergogna nell’ammettere di aver bisogno di aiuto professionale. La terapia, in particolare approcci come la terapia focalizzata sulle emozioni o la terapia basata sull’attaccamento, può aiutarti a esplorare le radici dei tuoi pattern relazionali in uno spazio sicuro. Un buon terapeuta può diventare quella “base sicura” che forse non hai avuto da bambino, un punto fermo da cui partire per esplorare nuovi modi di relazionarti senza il terrore di essere giudicato o abbandonato.

Quando Inizierai a Cambiare, Cambierà Anche Chi Ti Attrae

Ecco una delle cose più strane e liberatorie di tutto questo processo: quando inizi a lavorare sui tuoi pattern di attaccamento, potresti scoprire che le persone che prima ti attraevano follemente ora ti sembrano semplicemente immature o emotivamente indisponibili. Quel tipo misterioso che ti faceva battere il cuore potrebbe iniziare a sembrarti solo qualcuno con problemi di comunicazione.

E quella persona gentile, stabile e disponibile che prima avresti scartato come “noiosa”? Potrebbe iniziare a sembrarti incredibilmente attraente, proprio perché rappresenta qualcosa di nuovo: la possibilità di una relazione autentica, reciproca e sicura. Questo non significa che dovrai accontentarti di qualcuno che non ti fa sentire nulla. Significa piuttosto che il tuo cuore inizierà a battere per ragioni diverse, non per l’ansia dell’incertezza ma per la possibilità di una connessione vera.

Se ti ritrovi in questi pattern, non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te. Non sei danneggiato o irrecuperabile. Stai semplicemente operando sulla base di mappe che hai disegnato quando eri troppo piccolo per sapere che esistevano alternative. Le ricerche indicano che circa il quaranta-cinquanta percento degli adulti presenta stili di attaccamento insicuro in varia misura. Non sei un’eccezione strana: sei parte di una norma molto umana.

La differenza tra rimanere intrappolato in questi schemi o liberarsene non sta nella gravità del tuo “problema”, ma nella tua volontà di osservarli, comprenderli e lavorarci sopra. Le relazioni complicate possono sembrare inevitabili quando sono tutto ciò che hai conosciuto. Ma con consapevolezza, lavoro su di sé e magari l’aiuto di un professionista, è possibile riscrivere il copione. Non sarà facile, e probabilmente ti sembrerà strano all’inizio. Ma dall’altra parte c’è la possibilità di relazioni che non ti prosciugano emotivamente, che non ti tengono sveglio la notte con l’ansia, che non ti fanno sentire come se stessi sempre camminando sulle uova. Relazioni dove puoi finalmente smettere di conquistare e iniziare semplicemente ad amare, ed essere amato, per come sei davvero

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