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I 3 criteri da guardare per una diagnosi di disturbo bipolare

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Teresa Colaiacovo - I 3 criteri da guardare per una diagnosi di disturbo bipolare

Oggi ride, domani piange. Prima vuole conquistare il mondo, un’ora dopo non vuole più uscire di casa. Nel linguaggio quotidiano basta cambiare idea, umore o programma per sentirsi dire: “Sei bipolare”.

Ma il disturbo bipolare non è un sinonimo elegante di volubilità, non significa avere due personalità e non trasforma una persona nel Dottor Jekyll e Mr Hyde.

È un disturbo dell’umore complesso, nel quale cambiano in modo significativo energia, attività, sonno, velocità del pensiero, capacità di giudizio e funzionamento quotidiano. Gli episodi non sono semplicemente giornate buone e giornate cattive: tendono a durare giorni o settimane e possono avere conseguenze profonde sulla vita affettiva, lavorativa, economica e sociale.

Si chiama bipolare perché i due poli principali sono mania e depressione. Ma tra questi estremi esistono molte sfumature.

Non basta svegliarsi di buon umore per essere in fase maniacale

La mania viene spesso rappresentata come una felicità incontenibile. In realtà, l’umore può essere euforico, ma anche fortemente irritabile.

Durante un episodio maniacale la persona può sentirsi piena di energia, dormire pochissimo senza avvertire stanchezza, parlare molto più del solito, passare rapidamente da un pensiero all’altro e iniziare numerosi progetti. Può sentirsi eccezionalmente capace, potente o sicura delle proprie intuizioni.

Questa spinta può portare a comportamenti impulsivi e rischiosi: spese fuori controllo, investimenti azzardati, guida pericolosa, sessualità disinibita, abuso di sostanze o decisioni prese senza valutarne le conseguenze.

La mania può compromettere seriamente il funzionamento della persona e, nelle forme più severe, accompagnarsi a deliri o allucinazioni. In alcuni casi rende necessario il ricovero per proteggere il paziente e chi gli sta intorno.

Non è quindi una semplice esplosione di creatività né una versione particolarmente produttiva di noi stessi. Anche quando all’inizio può sembrare piacevole, può diventare rapidamente ingestibile.

L’ipomania: quando l’acceleratore sembra ancora sotto controllo

L’ipomania presenta sintomi simili alla mania, ma meno intensi e senza la grave compromissione del funzionamento che caratterizza un episodio maniacale completo.

La persona può apparire più energica, brillante, socievole, produttiva e sicura di sé. Dorme meno, parla di più, fa programmi e si sente particolarmente efficiente. Proprio perché può sembrare una fase positiva, spesso non viene riconosciuta come parte del disturbo.

A volte sono i familiari ad accorgersi che qualcosa è cambiato: quella non è soltanto una settimana particolarmente felice, ma un’accelerazione insolita rispetto al comportamento abituale.

L’ipomania può comunque portare a impulsività, irritabilità, conflitti e scelte avventate. E soprattutto può alternarsi a episodi depressivi importanti.

Bipolare I e bipolare II non sono il primo e il secondo posto

Nel disturbo bipolare di tipo I è presente almeno un episodio maniacale. Possono verificarsi anche episodi depressivi, ma non sono indispensabili per definire la diagnosi.

Nel disturbo bipolare di tipo II si alternano episodi depressivi maggiori ed episodi ipomaniacali, senza una vera mania.

Il numero romano II non indica una forma necessariamente più leggera. Nel tipo II le fasi depressive possono essere lunghe, ricorrenti e fortemente invalidanti. Inoltre, proprio perché l’ipomania può non essere riconosciuta o essere ricordata come un periodo particolarmente efficiente, la persona può arrivare all’osservazione clinica soltanto durante la depressione.

Esiste poi la ciclotimia, caratterizzata da numerosi periodi con sintomi ipomaniacali e depressivi che non raggiungono pienamente intensità e durata degli episodi maggiori, ma persistono nel tempo e possono comunque interferire con la vita.

Le etichette aiutano a orientare la diagnosi e la terapia, ma ogni persona presenta un decorso diverso.

Quando i due poli si incontrano

Una delle sfumature più difficili da comprendere è quella degli episodi con caratteristiche miste.

Si può essere profondamente depressi e contemporaneamente agitati, irritabili, insonni, pieni di pensieri accelerati. Oppure vivere una fase di forte energia accompagnata da disperazione, angoscia e idee negative.

Questa combinazione smentisce l’immagine del disturbo come una semplice alternanza ordinata: prima l’euforia, poi la tristezza. Le caratteristiche dei due poli possono sovrapporsi, rendendo la sofferenza particolarmente intensa e aumentando il rischio di comportamenti impulsivi.

È una delle ragioni per cui la valutazione specialistica è indispensabile.

Ciclo rapido” non significa cambiare umore ogni dieci minuti

Anche questa espressione viene spesso fraintesa. Nel linguaggio clinico si parla di cicli rapidiquando si verificano almeno quattro episodi depressivi, maniacali, ipomaniacali o misti nell’arco di dodici mesi.

Non significa quindi passare dalla gioia alla rabbia durante la stessa telefonata.

Cambiamenti emotivi molto veloci possono avere molte spiegazioni: stress, ansia, privazione di sonno, uso di sostanze, caratteristiche della personalità o altre condizioni psicologiche e psichiatriche. Da soli non bastano per diagnosticare un disturbo bipolare.

La diagnosi richiede di ricostruire intensità, durata e conseguenze degli episodi, non semplicemente di contare quante volte una persona cambia umore.

Tra un episodio e l’altro non resta il vuoto

Il disturbo bipolare non occupa necessariamente ogni giorno della vita. Molte persone attraversano lunghi periodi di equilibrio, nei quali i sintomi sono assenti o molto ridotti.

Con un trattamento adeguato possono lavorare, avere relazioni, costruire progetti e condurre una vita piena. La diagnosi non cancella personalità, capacità, intelligenza o affetti.

Possono però rimanere sintomi residui, difficoltà nel sonno, paura di una ricaduta o conseguenze lasciate dagli episodi precedenti. Per questo la cura non si limita a spegnere la fase acuta, ma comprende prevenzione delle ricadute, recupero del funzionamento e sostegno alla qualità della vita.

Perché la diagnosi può arrivare tardi

Spesso la persona chiede aiuto durante una fase depressiva. Se le precedenti fasi di ipomania non vengono riconosciute, il quadro può sembrare una depressione unipolare.

Per arrivare alla diagnosi è importante ricostruire la storia nel tempo: periodi di ridotto bisogno di sonno, aumentata energia, impulsività, irritabilità, accelerazione del pensiero e cambiamenti osservati dai familiari.

Non esiste un esame del sangue, una risonanza o un singolo test capace di dichiarare da solo la presenza del disturbo bipolare. La diagnosi è clinica e richiede anche di escludere altre possibili cause, comprese patologie della tiroide, effetti di farmaci e uso di alcol o droghe.

Il ritardo diagnostico conta, perché il trattamento della depressione bipolare non coincide sempre con quello della depressione unipolare.

Gli antidepressivi non vanno usati con leggerezza

In alcune persone con disturbo bipolare, un antidepressivo utilizzato da solo può favorire il passaggio verso mania o ipomania oppure destabilizzare il decorso.

Questo non significa che gli antidepressivi siano sempre proibiti. In alcuni casi possono essere prescritti insieme a uno stabilizzatore dell’umore o a determinati antipsicotici, con un attento monitoraggio.

Significa, però, che non bisogna iniziare, modificare o interrompere autonomamente una terapia. Anche sospendere improvvisamente i farmaci quando ci si sente bene può favorire una ricaduta.

Una cura fatta di più ingredienti

Il trattamento viene costruito sulla fase della malattia, sulla sua gravità e sulle caratteristiche della persona.

Tra i farmaci possono essere utilizzati stabilizzatori dell’umore, come il litio, e antipsicotici. Alcuni medicinali richiedono controlli clinici e di laboratorio, mentre la scelta deve considerare efficacia, effetti indesiderati, altre patologie ed eventuale gravidanza.

Il farmaco, però, non è l’unico ingrediente. Possono essere molto utili:

  • psicoeducazione;
  • psicoterapia;
  • coinvolgimento consapevole della famiglia;
  • regolarità del sonno;
  • riduzione di alcol e sostanze;
  • gestione dello stress;
  • riconoscimento precoce dei segnali di ricaduta;
  • monitoraggio dell’umore.

Dormire sempre meno, parlare più velocemente, moltiplicare i progetti o diventare insolitamente irritabili possono essere segnali iniziali di una fase di accelerazione. Isolamento, perdita di interesse e rallentamento possono invece annunciare una ricaduta depressiva.

Riconoscere questi cambiamenti permette di contattare il curante prima che l’episodio diventi più grave.

La sfumatura più importante è la persona

Il disturbo bipolare si associa a un aumento del rischio di suicidio. Idee di morte, propositi autolesivi, comportamenti pericolosi, grave agitazione, perdita di contatto con la realtà o impossibilità di dormire per più notti richiedono una valutazione urgente. In caso di pericolo immediato bisogna chiamare il 112 o il 118 oppure recarsi al pronto soccorso.

Ma raccontare il rischio non significa descrivere chi soffre di disturbo bipolare come imprevedibile o pericoloso. Lo stigma può allontanare dalle cure, compromettere le relazioni e far coincidere una persona intera con la sua diagnosi.

Le cinquanta sfumature non sono cinquanta personalità. Sono le molte forme che il disturbo può assumere, le diverse intensità degli episodi, i periodi di equilibrio e le differenti risposte alla cura.

Tra il bianco dell’euforia e il nero della depressione non c’è soltanto il grigio. C’è soprattutto una persona che merita di essere ascoltata, curata e conosciuta senza essere ridotta al proprio umore.

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