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Saman Abbas: il profilo psicologico dei familiari omicidi e la condanna definitiva

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Teresa Colaiacovo - Saman Abbas: il profilo psicologico dei familiari omicidi e la condanna definitiva

Il caso di Saman Abbas, la diciottenne scomparsa da Novellara nella primavera del 2021, si avvia verso l’ultimo e decisivo atto giudiziario.

La Corte di Cassazione ha fissato per il 15 lugliola lettura del verdetto finale.

I giudici della prima sezione penale hanno deciso di differire la pronuncia a causa dell’estrema complessità della vicenda, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana e internazionale.

Saman Abbas: Procura Generale, confermare il massimo della pena

Durante l’ultima udienza, il procuratore generale Marco Dall’Olio ha formulato richieste durissime nei confronti dei familiari della vittima.

L’accusa ha chiesto ai giudici della Suprema Corte di confermare l’ergastolo per i genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Per lo zio della ragazza, Danish Hasnain, la richiesta è di confermare la condanna a 22 anni di reclusione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i cinque imputati hanno agito in concorso per commettere un omicidio volontario e per occultare il cadavere della giovane. La Procura Generale descrive l’accaduto come una “vicenda agghiacciante”, un delitto corale che i familiari hanno pianificato in ogni minimo dettaglio.

Il movente: una condanna a morte per il desiderio di libertà

Le indagini e le sentenze precedenti dipingono un quadro desolante sulle motivazioni del delitto.

La “colpa” imperdonabile di Saman consisteva nella sua ferma volontà di vivere in libertà. La diciottenne desiderava decidere autonomamente del proprio futuro, una scelta che il clan familiare considerava inaccettabile e contraria ai propri valori etici e religiosi.

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Bologna sottolineano come i familiari abbiano deciso di “punire” Saman per impartirle una lezione definitiva.

La ragazza non poteva avere una vita propria secondo la visione distorta dei suoi parenti. Il delitto, pur affondando le radici in un contesto culturale specifico, manifesta una violenza estrema e sproporzionata. Il clan ha scelto l’omicidio come unico strumento per “emendare” quello che loro percepivano come un disonore arrecato dalla giovane.

La dinamica del delitto e il ruolo dei familiari

Le sentenze di merito chiariscono i ruoli all’interno del progetto omicida. Lo zio e i cugini hanno materialmente ucciso Saman la notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021. Gli assassini hanno strangolato la diciottenne e hanno poi sepolto il corpo in un campo non lontano dalla loro abitazione a Novellara. I resti della giovane sono rimasti nascosti per un anno e mezzo prima del ritrovamento.

Il clan familiare ha deliberato l’omicidio con “fredda lucidità”.

I genitori hanno svolto un ruolo operativo fondamentale: hanno consegnato la figlia nelle mani degli esecutori materiali, ben consapevoli delle conseguenze letali di quel gesto. Soltanto il fratello minore di Saman, all’epoca sedicenne, è rimasto fuori dal piano perché il resto della famiglia lo riteneva inaffidabile. Il giovane ha poi fornito testimonianze che i giudici hanno valutato come coerenti e credibili, diventando parte civile contro i suoi stessi parenti.

Il piano criminale per uccidere Saman Abbas e la fuga in Pakistan

Il progetto omicida non ha coinvolto solo i parenti residenti in Italia. Gli inquirenti hanno tracciato comunicazioni con membri della famiglia in Gran Bretagna e in Pakistan, a dimostrazione di una volontà punitiva condivisa da tutto il nucleo allargato.

Anche la gestione del cadavere aveva uno scopo preciso: garantire l’impunità al gruppo. La famiglia ha pianificato la fuga in Pakistan subito dopo il delitto, contando sul fatto che nessuno avrebbe ritrovato il corpo nell’immediato. Se le autorità avessero scoperto subito il cadavere, i genitori non avrebbero potuto lasciare l’Italia indisturbati.

Una ragazza che voleva essere libera, uccisa per mano della sua stessa famiglia per una questione d’onore: la sua incontrollata voglia di libertà, secondo il padre di Saman, andava fermata.

Saman Abbas ha vissuto i suoi ultimi giorni di vita, come i più bui della sua esistenza, tormentata da chi l’ha messa al mondo, costretta in una gabbia senza via d’uscita. Sarà proprio sua madre a condurla nello sterrato in cui poi troverà la morte: questa è l’ultima immagine arrivataci di Saman.

Quello di Saman Abbas, è stato un ideale di vita che accomuna molte noi ragazze occidentali, compresa me: la nostra voglia di libertà, di scegliere se e chi sposare, di vestirci e truccarci come vogliamo; cosa che a lei non è stata concessa.

non è stato tanto un delitto di religione; la religione sì c’entra, ma è posta in secondo piano.

i punti su cui riflettere:

  • Innanzitutto, la ragazza è stata sepolta in una cascina poco distante dalla propria abitazione;
  • E’ stata uccisa nel mese del Ramadan – dunque c’è di sicuro la presenza di una cultura, all’interno di un contesto che le vietava la gioia di essere libera;
  • A questo, va aggiunta la questione della formazione e dell’istruzione della ragazza: a Saman, è stato concesso di prendere solo la terza media. Le è stato impedito dalla sua famiglia di completare almeno gli studi base. Saman Abbas voleva diventare medico, ma le è stato impedito il suo sogno.
  • E’ stata uccisa perché lei voleva vivere come tutti noi! Voleva mantenere la sua cultura d’origine, ma cercare di migliorarla. Le è stato negato il diritto alla vita dalla sua stessa famiglia.

L’aspetto dell’onore è stato fondamentale nel suo omicidio, alla base della collettività di cui Saman purtroppo, faceva parte.

  • L’ultima condanna di Saman Abbas? I social: la ragazza, poco tempo prima di morire, aveva postato una foto in cui aveva mostrato, con coraggio, mentre si baciava con il ragazzo che amava e che aveva da poco conosciuto (Saqib Ayub). Non era però, il ragazzo scelto dai suoi genitori (le avevano già combinato, nel suo paese un matrimonio con un’atra persona). Questo ne ha decretato la sua condanna a morte.

Ad oggi 15 Luglio Sono definitive le condanne all’ergastolo per i genitori e i cugini di Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa a Novellara in provincia di Reggio Emilia nella primavera del 2021. Per il padre e la madre Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, così come i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, è stato disposto il carcere a vita. Nei loro confronti erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Condanna a 22 anni di reclusione invece per lo zio Danish Hasnain. È questa la decisione della Cassazione, che ha rigettato i ricorsi degli imputati per l’omicidio della giovane, assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver intrapreso uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni familiari.

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