Rchiedi
Consulenza

Profilo psicologico di Federico Vella:la morte premeditata di Lorena Iscieri

Un blog di psicologia e sessuologia è un sito web che fornisce informazioni e consigli sulle tematiche relative alla psicologia e alla sessuologia. Il contenuto di un blog di psicologia e sessuologia può variare, ma di solito include articoli informativi, consigli pratici, recensioni di libri o prodotti relativi a queste tematiche, e risposte a domande frequenti.

Teresa Colaiacovo - Profilo psicologico di Federico Vella:la morte premeditata di Lorena Iscieri

Il Profilo del Femminicida

Relativamente alle strutture di personalità dell’uomo che commette femminicidio molti criminologi (Dutton,1981) hanno sottolineato la presenza di strutture personologiche improntate a fattori quali la prepotenza, la possessività, forse dettata da panico di fronte alla prospettiva dell’abbandono, ma in ogni caso fondata sulla mancata considerazione dell’altro con i suoi diritti e le sue esigenze.

Elbow (Elbow, 1977) descrive l’aggressore secondo quattro tipologie:

  • Il controllatore: colui che teme che il proprio dominio e la propria autorità siano messi in discussione e che pretende un controllo totale sugli altri familiari;
  • Il difensore: che non concepisce l’altrui autonomia, vissuta perciò come una minaccia di abbandono, e sceglie quindi donne in condizione di dipendenza;
  • Colui che è in cerca di approvazione e deve continuamente ricevere dall’esterno una conferma per la propria autostima, mentre qualsiasi critica scatena una reazione aggressiva;
  • L’incorporatore: colui che tende ad un rapporto totalizzante e fusionale con la partner, e la cui violenza è proporzionale alla minaccia reale o alla sensazione di perdita dell’oggetto d’amore vissuta come catastrofica perdita di sé.

Questi soggetti devono compensare la propria modesta autostima, ma talora dimostrano veri e propri sintomi.

Si spera che le campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere possano portare alla riduzione e un giorno al termine di questo tragico fenomeno, ribadendo con forza l’importanza di lavorare su un piano preventivo, riconoscendo e cercando di disinnescare le dinamiche violente nelle coppie ai loro esordi .

Emergono nuovi particolari sul femminicidio di Lorena Isceri, la donna di 45 anni originaria della provincia di Lecce e residente da anni a Firenze, uccisa giovedì 3 settembre dall’ex compagno Federico Vella, fiorentino di 36 anni. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo avrebbe organizzato un vero e proprio agguato, sequestrando la donna nel garage che utilizzava nel quartiere di Rifredi e portandola via nel bagagliaio di un’auto. Il drammatico epilogo si è consumato sul viadotto Lora dell’autostrada A1, nel territorio di Barberino del Mugello, dove Lorena è stata gettata nel vuoto. Poco dopo Vella si è suicidato lanciandosi dallo stesso viadotto.

L’agguato preparato nel garage di Rifredi

Gli accertamenti stanno concentrandosi innanzitutto su quanto avvenuto nella tarda mattinata del 3 settembre a Firenze. Vella si sarebbe nascosto nel garage utilizzato da Lorena, nei pressi di via Panciatichi, aspettando il suo arrivo. Secondo quanto ricostruito, avrebbe anche applicato del nastro adesivo sulle cellule fotoelettriche del sistema di chiusura, in modo da impedire che le porte del garage si richiudessero e poter agire senza ostacoli. Un particolare che, insieme agli altri elementi raccolti, ha portato gli investigatori a valutare con particolare attenzione l’ipotesi di una aggressione pianificata in anticipo.

L’aggressione, le fascette e il trasferimento nel bagagliaio

Una volta arrivata nel garage, Lorena sarebbe stata aggredita dall’ex compagno, immobilizzata e caricata nel bagagliaio. Nell’auto sono state ritrovate fascette elettriche e nastro adesivo, materiali che secondo gli investigatori potrebbero essere stati portati dall’uomo proprio per mettere in atto il sequestro. Le fascette sarebbero state utilizzate per stringere i polsi della donna. Gli inquirenti dovranno stabilire nel dettaglio cosa sia accaduto durante quei primi minuti e quale fosse il progetto di Vella quando, dopo aver rinchiuso l’ex nel portabagagli, si è messo alla guida dirigendosi verso l’autostrada.

Il tragitto verso l’A1 e una destinazione ancora sconosciuta

Dopo avere lasciato Firenze, il 36enne avrebbe imboccato l’autostrada procedendo verso nord. Non è stato ancora chiarito quale fosse la sua destinazione finale, né se il viadotto di Barberino del Mugello fosse stato individuato in precedenza oppure se la decisione di fermarsi proprio in quel punto sia maturata durante il tragitto. Anche questo aspetto è centrale per comprendere fino a che punto fosse stato pianificato ciò che sarebbe accaduto nelle ore successive.

Lorena riesce a liberare almeno in parte le mani

Nonostante fosse stata immobilizzata e chiusa nel bagagliaio, Lorena sarebbe riuscita ad allentare la presa delle fascette e a raggiungere la propria borsa o lo zaino che Vella aveva lasciato insieme a lei. All’interno c’era il telefono cellulare. È stato quel dispositivo a trasformarsi nell’unica possibilità di chiedere aiuto mentre l’automobile percorreva l’autostrada. La donna avrebbe tentato di contattare anche la madre e un amico, mentre è accertata la lunga comunicazione con il numero unico di emergenza.
La telefonata al 112 durata circa venti minuti

Uno degli elementi più importanti dell’intera indagine è proprio la telefonata effettuata da Lorena al 112, che secondo le ricostruzioni disponibili sarebbe durata circa venti minuti. Dal bagagliaio la donna sarebbe riuscita a spiegare di essere stata sequestrata e a chiedere aiuto, consentendo così alla centrale operativa di attivare immediatamente le ricerche. La localizzazione del telefono ha contribuito a individuare il percorso dell’auto e a indirizzare le pattuglie verso l’autostrada.

 

 

Le ultime parole registrate: «Cosa stai facendo?»

A un certo punto Federico Vella si sarebbe accorto che Lorena stava utilizzando il cellulare. L’uomo avrebbe fermato l’automobile e aperto il bagagliaio. Nella registrazione della chiamata al 112 si sentirebbe la sua voce pronunciare la frase «Cosa stai facendo?». Subito dopo il collegamento con la centrale operativa si interrompe. È uno dei passaggi che gli investigatori stanno analizzando per ricostruire con la maggiore precisione possibile la successione degli eventi immediatamente precedenti alla morte della donna.

La Polizia individua l’auto sul viadotto Lora

L’allarme era ormai partito. La sala operativa della Questura aveva disposto la ricerca del veicolo e una pattuglia della Polizia stradale di Pian del Voglio raggiungeva il tratto interessato. L’auto si trovava sul viadotto Lora dell’A1 Panoramica, lungo la carreggiata nord e nelle vicinanze del bivio con la Direttissima, nel territorio di Barberino del Mugello. A quel punto, secondo la ricostruzione investigativa, Lorena era già stata gettata oltre il parapetto.

Federico Vella si getta nel vuoto all’arrivo degli agenti

Quando gli agenti si sono avvicinati, Vella si trovava ancora sul viadotto. Avrebbe pronunciato alcune frasi sconnesse prima di lanciarsi nel vuoto. Il suo corpo è stato successivamente individuato nel terreno sottostante e, poco distante, è stato trovato quello di Lorena. Le immagini registrate dalle telecamere presenti lungo l’autostrada e dalle bodycam degli agenti potrebbero fornire ulteriori elementi sulla fase conclusiva della vicenda.

Il punto ancora da chiarire: Lorena era viva quando è stata gettata?

Una delle domande fondamentali a cui dovranno rispondere gli accertamenti medico-legali riguarda il momento esatto della morte. Non è stato ancora stabilito con certezza se Lorena Isceri fosse ancora viva quando è stata gettata dal viadotto oppure se fosse già deceduta in seguito alle violenze subite in precedenza. Saranno soprattutto i risultati dell’autopsia a consentire di determinare le cause e la successione delle lesioni e quindi a ricostruire gli ultimi minuti di vita della donna.

La Procura valuta l’ipotesi della premeditazione

La Procura di Firenze considera particolarmente rilevante l’ipotesi che l’aggressione fosse stata preparata. Il nastro adesivo utilizzato sulle fotocellule del garage, la presenza delle fascette e la modalità dell’appostamento rappresentano alcuni degli elementi sui quali si concentrano gli accertamenti. Al momento è stato aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio volontario contro ignoti, passaggio tecnico necessario per poter svolgere tutti gli approfondimenti investigativi e medico-legali sulla morte della donna.

Autopsia anche sul corpo di Federico Vella

L’autopsia sulla salma di Lorena dovrà essere disposta lunedì 7 settembre e dovrà soprattutto chiarire se la morte sia avvenuta in seguito alla caduta oppure prima. Un esame autoptico sarà eseguito anche sul corpo di Federico Vella. In questo caso, tra gli aspetti che gli investigatori intendono verificare figura l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti prima dei fatti. Gli esami tossicologici potranno quindi contribuire a completare il quadro investigativo.

Sequestrati i cellulari e l’auto utilizzata durante il sequestro

Sono stati sequestrati anche i telefoni cellulari della vittima e dell’uomo, oltre alla vettura. L’esame dei dispositivi potrebbe permettere agli investigatori di ricostruire messaggi, chiamate, spostamenti e contatti precedenti alla tragedia. Particolare attenzione sarà riservata alle comunicazioni intercorse tra Lorena e Vella dopo la fine della relazione e a eventuali elementi capaci di documentare la preparazione dell’aggressione.

Una relazione terminata poche settimane prima

Lorena Isceri e Federico Vella avevano avuto una relazione sentimentale che, secondo quanto emerso, si sarebbe conclusa nel mese di agosto. I due si sarebbero conosciuti in palestra a Firenze. Lorena lavorava nel settore farmaceutico legato alla medicina veterinaria, mentre Vella lavorava nel settore dell’autonoleggio. Persone che li conoscevano hanno descritto una relazione la cui conclusione sarebbe stata vissuta dall’uomo con crescente difficoltà.

I messaggi pubblicati da Vella sui social

Anche l’attività social del 36enne è entrata nel quadro degli accertamenti. Nelle settimane precedenti aveva pubblicato parole rivolte alla donna con cui manifestava il dolore per la fine del rapporto e il desiderio di mantenere un legame con lei. Poco prima della tragedia sarebbe comparsa invece una storia su Instagram contenente soltanto il messaggio «Addio a tutti». Anche questi contenuti saranno valutati insieme al resto del materiale raccolto per comprendere quando sia maturata la decisione di compiere il gesto estremo.

La famiglia: «Aveva paura di lui, ma non voleva denunciarlo»

Dalla famiglia della donna arriva uno degli aspetti più dolorosi della vicenda. I familiari, arrivati dalla provincia di Lecce nell’abitazione fiorentina di Lorena, hanno raccontato che la donna aveva paura dell’ex compagno, ma non voleva denunciarlo. Durante l’estate sarebbe anche tornata per un periodo in Puglia proprio perché preoccupata dal comportamento dell’uomo. Secondo quanto riferito dai parenti, nessuno avrebbe però immaginato che la situazione potesse arrivare a un epilogo così drammatico.

L’amica: «Le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine»

Anche un’amica di Lorena ha raccontato di averle consigliato più volte di rivolgersi alle forze dell’ordine. La donna, secondo la testimonianza riportata nelle ore successive al femminicidio, pensava di poter gestire autonomamente la situazione. L’amica ha raccontato di averla avvertita del rischio che l’ex potesse aspettarla sotto casa e ha descritto Vella come una persona che, nel corso della relazione, avrebbe mostrato aspetti molto differenti della propria personalità.

Gli investigatori ricostruiscono le ore precedenti all’agguato

Il lavoro della Squadra Mobile di Firenze prosegue adesso a ritroso. L’obiettivo è ricostruire non soltanto ciò che è accaduto dal momento dell’aggressione nel garage fino al viadotto, ma anche le ore e i giorni che hanno preceduto il femminicidio. L’analisi dei telefoni, delle immagini di videosorveglianza, degli spostamenti dell’uomo e dei messaggi potrebbe chiarire quando siano state acquistate o predisposte le fascette e il nastro adesivo e se Vella avesse effettuato sopralluoghi o altri preparativi.

Il significato investigativo della premeditazione

Parlare di premeditazione, allo stato degli accertamenti, significa formulare una ipotesi investigativa che dovrà essere sostenuta dagli elementi raccolti. Gli oggetti trovati nell’auto e la preparazione del garage possono indicare che almeno il sequestro e l’aggressione fossero stati programmati, ma resta da stabilire se Vella avesse già deciso di uccidere Lorena prima di incontrarla oppure se la decisione sia maturata successivamente, eventualmente quando si è accorto che la donna era riuscita a contattare il 112.

Le immagini delle telecamere e delle bodycam diventano decisive

Per stabilire cosa sia successo sul viadotto gli inquirenti potranno contare anche su elementi audiovisivi. Le telecamere dell’autostrada potrebbero aver registrato l’arrivo della vettura, la sosta e almeno una parte dei movimenti sul ponte. Le bodycam indossate dagli agenti della Polizia stradale potrebbero invece aver documentato gli istanti immediatamente precedenti al suicidio di Vella. Incrociando queste immagini con gli orari delle telefonate e i dati di localizzazione dei cellulari sarà possibile costruire una cronologia estremamente dettagliata.

Il femminicidio di Lorena e gli interrogativi rimasti aperti

La ricostruzione appare dunque già definita nei suoi passaggi principali, ma rimangono interrogativi decisivi. Bisogna stabilire quando Lorena sia morta, quali violenze abbia subito prima della caduta, se Vella avesse programmato fin dall’inizio di ucciderla e quale fosse la destinazione che aveva in mente quando ha lasciato Firenze. L’autopsia, gli esami tossicologici, l’analisi dei telefoni e delle registrazioni video saranno fondamentali per fornire risposte.

PROFILO FEDERICO VELLA

“Sarò tuo anche se non posso più esserlo…”

Lo aveva scritto Federico Vella dopo la fine della relazione con Lorena Isceri. Pochi giorni dopo, secondo le ricostruzioni, l’ha uccisa e poi si è tolto la vita.

Chi commette femminicidio presenta un profilo psicologico caratterizzato da una profonda fragilità identitaria, un bisogno ossessivo di controllo e una totale intolleranza alla separazione.

Analizzare questo comportamento richiede di osservare specifici tratti della personalità e le dinamiche relazionali che portano all’atto estremo.

Tratti della Personalità

  • Narcisismo patologico: Vede la donna come un’estensione di sé e non tollera rifiuti o critiche.
  • Carenza di empatia: Fatica a riconoscere i bisogni e i sentimenti altrui, trattando la partner come un oggetto.
  • Tratti borderline o antisociali: Mostra instabilità emotiva e impulsività marcata nei momenti di crisi.
  • Fragilità mascherata: Dietro una facciata di forza, nasconde una profonda inadeguatezza personale.

Dinamiche Relazionali e Cause

  • Controllo ossessivo: Isola la partner e limita la sua autonomia economica o sociale.
  • Terrore dell’abbandono: Vive la fine del rapporto come una ferita mortale legata a traumi infantili mai elaborati.
  • Scarsa regolazione emotiva: Non sa gestire la rabbia e usa la violenza per ripristinare il potere perduto.
  • Esplora un’analisi sulle cause e i disturbi correlati.
  • Leggi un approfondimento sulle radici profonde del trauma.

     

Lorena è un’altra donna vittima di un rapporto trasformato in possesso, controllo e violenza.

E allora dobbiamo chiederci: quante altre donne dovranno morire prima di fare davvero tutto quello che serve?

Serve educazione all’affettività nelle scuole, certo. Ma servono anche più strumenti per prevenire e riconoscere i segnali di violenza, più sostegno ai centri antiviolenza e protezione rapida per chi denuncia.

Non basta indignarsi ogni volta che succede.

Dobbiamo riuscire ad arrivare prima.


Seguimi su Instagram