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Ilaria Sula: il profilo dell’assassino

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Teresa Colaiacovo - Ilaria Sula: il profilo dell’assassino

Possessivo, incapace di gestire il rifiuto e narcisista. Le parole di Mark Samson al gip dopo l’arresto descrivono bene il suo profilo psicologico. Una frase in particolare è significativa: «”Ero pronto a combattere per riavere Ilaria come fidanzata”. Questa frase, che a prima vista può sembrare un gesto romantico o disperato, in realtà denota un linguaggio bellico e possessivo -. “Combattere” non implica accettazione del rifiuto, ma una visione della relazione come un campo di battaglia in cui l’altro è un obiettivo da riconquistare, non un soggetto libero di scegliere».

Non è banale: questo è un indicatore regressivo, una ferita infantile irrisolta che viene spostata sul piano relazionale. Il fatto che non volesse mostrare i voti a Ilaria non è solo un rifiuto, ma un segnale di insicurezza strutturale e di una costruzione narcisistica fragile: mostrare i voti significava abbattere un’immagine idealizzata di sé. Quando Ilaria gli pone un out out – «se non mi fai vedere i voti ti lascio» – non sta chiedendo il controllo, ma coerenza».

Samson avrebbe accoltellato Ilaria dopo aver visto un messaggio arrivato alla ragazza dalla piattaforma di dating Tinder. Un gesto che potrebbe prefigurare il delitto d’impeto. Secondo la criminologia però, c’è di più: «La sua decisione di iscriversi a una piattaforma e di uscire con le amiche da sola viene descritta da Samson come un tradimento, ma in realtà è l’inizio di una riappropriazionedell’identità da parte di Ilaria. Da quel momento, secondo la sua versione, lei diventa “fredda”, “distaccata”: tipico lessico del narcisista fragile, che legge l’autonomia dell’altro come un affronto personale».

A volte mi trattava come un fidanzato, altre come un amico», ha detto Samson al gip. Questa può apparire come la confusione tipica della fase di scarto nelle relazioni tossiche. Tuttavia, quando a parlare è il soggetto possessivo, questa ambivalenza non viene vissuta come uno spazio di libertà, ma come un’umiliazione. Poi Samson dice di non accettare la rottura, nonostante i consigli degli amici. Questo è il punto di non ritorno: quando l’altro diventa indispensabile per mantenere una fragile identità. In criminologia parliamo di “crisi del sé abbandonato”, uno stato in cui il rifiuto viene vissuto come annientamento. Da qui alla violenza, il passo è tragicamente breve. E si è visto»

Gli inquirenti hanno ricostruito le ore successive all’omicidio. Mark Samson, come niente fosse, è andato a mangiare una piadina con un’amica di Ilaria Sula. «Dal punto di vista criminologico, questa freddezza operativa è tipica dei soggetti che non percepiscono l’omicidio come una rottura irreversibile dell’ordine morale, ma come una tappa funzionale alla propria narrativa interna. L’atto del “mangiare una piadina”, subito dopo aver ucciso, non è un dettaglio banale: è un ritorno immediato alla normalità, una normalizzazione fittizia che serve a contenere — o eludere — il peso del gesto compiuto».

Sul piano clinico, ci troviamo di fronte a una possibile struttura di personalità con tratti narcisistici o antisociali, in cui l’empatia è compromessa e la coscienza morale appare scollata dal comportamento». Questi tratti non sono tali da escludere la capacità di intendere e di volere e dunque da dichiarare l’infermità mentale.

Il fatto che Samson sia anche in grado di inviare messaggi finti al padre della vittima, dimostra non solo la mancanza di rimorso, ma anche una certa lucidità manipolativa, compatibile con una dissociazione fredda e calcolata.

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