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Anche il silenzio è una comunicazione: le 3 “regole” per imparare a comunicare

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Teresa Colaiacovo - Anche il silenzio è una comunicazione: le 3 “regole” per imparare a comunicare

La Comunicazione Patologica: Come Riconoscerla Attraverso Esempi Concreti

La comunicazione patologica si manifesta quando le interazioni tra le persone risultano compromesse, alimentando incomprensioni, conflitti e disagio psicologico. Questo tipo di comunicazione si basa su dinamiche disfunzionali che spesso si radicano in abitudini o modelli relazionali consolidati. Comprenderla attraverso esempi concreti è essenziale per riconoscerla e intervenire efficacemente.

Contraddizioni tra livelli comunicativi

Esempio 1: La riunione di lavoro

Un capo dice al suo team: “Questo progetto è prioritario e voglio che lo portiate avanti senza stress.” Tuttavia, il suo linguaggio non verbale – tono di voce severo, sguardo fisso e braccia conserte – trasmette il messaggio opposto, mettendo i dipendenti sotto pressione.

Esempio 2: La coppia in crisi

Un partner dice: “Va tutto bene,” ma lo fa con un tono freddo e uno sguardo distante. Il messaggio verbale (contenuto) suggerisce serenità, ma quello non verbale (relazione) comunica tensione o insoddisfazione.

Violazione della punteggiatura delle sequenze comunicative

La punteggiatura riguarda il modo in cui interpretiamo la sequenza degli eventi comunicativi, e quando questa è distorta, nascono conflitti.

Esempio 1: Il litigio tra fratelli

Un fratello dice: “Ti prendo in giro perché sei sempre serio,” mentre l’altro risponde: “Sono serio perché mi prendi sempre in giro.” Ciascuno vede il proprio comportamento come una reazione all’altro, alimentando un circolo vizioso.

Esempio 2: Genitore e figlio adolescente

Il genitore si lamenta: “Non mi parli mai!” e il figlio risponde: “Non ti parlo perché mi critichi sempre!” Qui entrambi considerano l’altro la causa del problema, senza riconoscere la propria responsabilità nella dinamica.

Esasperazione delle dinamiche relazionali

Esempio 1: Simmetria esasperata

Due colleghi competono per il controllo di un progetto, ignorando la necessità di collaborazione. Ogni volta che uno propone un’idea, l’altro la critica o cerca di imporre la propria, fino a bloccare il lavoro.

Esempio 2: Complementarità rigida

Un genitore iperprotettivo prende sempre decisioni per il figlio, che si abitua a delegare ogni responsabilità. Col tempo, il figlio diventa insicuro e dipendente, mentre il genitore si sente oppresso dal carico delle decisioni.

Presenza di messaggi paradossali

Un messaggio paradossale è una comunicazione contraddittoria che genera confusione e frustrazione.

Esempio 1: Il doppio legame in famiglia

Una madre dice al figlio: “Fai quello che vuoi,” ma poi lo critica duramente se non segue il consiglio implicito. Il figlio si trova intrappolato: se obbedisce, è accusato di mancanza di autonomia; se sceglie diversamente, è accusato di ribellione.

Esempio 2: In ufficio

Un dirigente afferma: “Devi essere creativo, ma non correre rischi.” Questo messaggio rende impossibile al dipendente agire: la creatività implica rischio, ma l’assenza di rischio è percepita come una limitazione.

Esempio 3: L’amicizia condizionata

Un amico dice: “Puoi contare su di me, ma non approfittarne.” Questo crea insicurezza nell’altro, che si chiede continuamente se le sue richieste siano considerate un abuso.

Silenzio come comunicazione patologica

Il silenzio può essere un potente strumento comunicativo, ma diventa patologico quando è usato per manipolare o evitare i conflitti.

Esempio 1: La punizione silenziosa

Un coniuge smette di parlare con l’altro dopo una lite, senza spiegare il motivo. Questo silenzio crea tensione e spinge l’altro a cercare continuamente una soluzione, spesso senza successo.

Esempio 2: In ambito lavorativo

Un capo ignora deliberatamente le email di un dipendente che ha sollevato una critica. Questo comportamento comunica disprezzo o rifiuto, causando insicurezza nel dipendente.

Conseguenze della comunicazione patologica

Nelle relazioni familiari: La comunicazione disfunzionale porta a conflitti irrisolti, frustrazione e isolamento emotivo. Ad esempio, un figlio che riceve messaggi contraddittori dai genitori potrebbe sviluppare ansia o difficoltà a stabilire relazioni sane.

Nel lavoro: I malintesi e le dinamiche tossiche compromettono la produttività e il benessere dei dipendenti. Una squadra che vive una competizione malsana finirà per perdere coesione e motivazione.

Nella società: La comunicazione patologica può rafforzare stereotipi, discriminazioni e conflitti culturali. Un esempio è il linguaggio ambiguo utilizzato nei dibattiti politici, che alimenta divisioni invece di promuovere dialogo.

Come intervenire?

  1. Consapevolezza delle dinamiche

Riconoscere la comunicazione patologica è il primo passo. Ad esempio, in una coppia, identificare un modello di “doppio legame” permette di interrompere il circolo vizioso.

Attraverso la terapia familiare o individuale, si possono ristrutturare le interazioni, promuovendo chiarezza e autenticità.

Insegnare competenze comunicative, come l’ascolto attivo e l’uso del linguaggio assertivo, può prevenire molte dinamiche disfunzionali.

Conclusioni

La comunicazione patologica, se non riconosciuta e affrontata, può diventare una trappola che alimenta conflitti e insoddisfazione in vari ambiti della vita. Attraverso esempi concreti e interventi mirati, è possibile superare queste difficoltà, promuovendo relazioni più sane e appaganti.

Bibliografia di riferimento

Watzlawick, P., Beavin Bavelas, J., & Jackson, D. D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio.

Nardone, G. (1995). Psicopatologia della comunicazione. Ponte alle Grazie.

Bateson, G. (1972). Verso un’ecologia della mente. Adelphi.

Satir, V. (1988). La famiglia: Comunicazione e cambiamento. Astrolabio.

Haley, J. (1980). Leaving Home: The Therapy of Disturbed Young People. McGraw-Hill.

 

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