Padova – La parola fine era già scritta: nello zaino sono ** ** stati trovati i bigliettini in cui manifestava l’intenzione di farla finita. Nel taccuino ci sono disegni di animali e altre forme astratte. Altri appunti, compatibili con l’idea di un addio solitario, sono stati recuperati nei cassetti di casa a Padova. “Non ci sono elementi per ipotizzare responsabilità nei confronti di terze persone. Al momento l’ipotesi più plausibile è che si sia trattato di un suicidio”, ha spiegato il procuratore capo Angelantonio Racanelli. Quei messaggi disperati, quelle frasi, sono la traccia che conferma l’esito più tragico. Annabella si è tolta la vita nella notte gelida tra il 6 e il 7 gennaio. La salma è già stata trasferita all’obitorio di Padova.
Dove è stato trovato il corpo di Annabella
Il corpo di Annabella Martinelli è stato trovato impiccato a un albero tra i numeri civici 1 e 3 di via Euganea Teolo, a circa un chilometro di distanza dal luogo dove era stata ritrovata la sua bicicletta viola chiusa con il lucchetto. È stata una donna a passeggio con il cane, nel primo pomeriggio del 15 gennaio, a lanciare l’allarme.
Nel giubbotto con il cappuccio nero c’era il portafoglio con soldi e documenti, oltre al cellulare che risultava spento dal 7 gennaio. Annabella era lungo la strada che conduce a Villa di Teolo, in un bosco scosceso nell’area del monte Oliveto. Una zona dove le ricerche erano state effettuate “non così nel dettaglio”, ammette il capitano Diego Del Tufo, comandante del Nucleo Radiomobile di Abano Terme. Venerdì 16 gennaio sarà conferito l’incarico per l’autopsia, che dovrebbe essere effettuata martedì prossimo.
Le ultime immagini riprese dalle telecamere di Teolo e la ricostruzione della serata del 6 gennaio
Le ultime tracce di Annabella sono del 6 gennaio. Alle 22.50 le telecamere di sicurezza di Teolo (Padova) la inquadrano mentre attraversa il paese in bicicletta, nel buio dell’Epifania ormai spenta in una notte di nebbia. Nei frame di quei filmati, diffusi dalla Procura alla vigilia del ritrovamento del corpo, indossa un giubbotto nero con cappuccio alzato sulla testa, un berretto scuro e jeans. Sulle spalle uno zainetto bordeaux, dietro la sella della citybike viola si distinguono i due cartoni della pizza ordinata al telefono 15 minuti prima al locale “Dove Come Quando”di San Domenico di Selvazzano Dentro.
Era tranquilla, quando è uscita”, dirà il ristoratore. Poi la 22enne fa un’ulteriore sosta alla pizzeria d’asporto “La Pepita” di Treponti: compra una bottiglia d’acqua e una Coca-Cola (poi ritrovate accanto ai cartoni della pizza e alla bici). Le telecamere del Municipio la immortalano ancora alle 22.54. Nell’ultimo fotogramma è invece ai piedi della salita che da Teolo porta a Castelnuovo. Sono le 23.06. Poi, solo buio.
Giulia, l’ultima ragazza ad averla vista viva: “Le ho chiesto se avesse bisogno di aiuto”
Quella sera Annabella esce da casa dei genitori intorno alle 20 e dalla zona Ospedali di Padova pedala per circa 25 chilometri fino a Teolo. L’ultima persona ad averla vista viva è una studentessa di 19 anni. Si chiama Giulia: “Le ho chiesto se avesse avuto bisogno di qualcosa, se la catena della bicicletta fosse caduta o avesse necessità di un passaggio. Io stavo salendo verso il centro di Teolo. C’era buio, faceva freddo e c’era perfino un po’ di foschia, insomma la classica sera da lupi. Dopo il primo tornante, che permette la salita da Villa di Teolo e con il quale ti lasci alle spalle l’autovelox, stavo quasi per arrivare alla seconda serpentina quando all’improvviso sul ciglio della strada, nella stessa mia direzione di marcia, ho visto una sagoma che nell’immediato mi è sembrata quella di una figura femminile. Siccome andavo davvero piano, ho potuto osservare bene questa persona a piedi. Aveva uno zaino in spalla un po’ più piccolo di quelli che si usano a scuola ed era intenta a spingere, tenendola per il manubrio, una bici viola che tra l’altro mi è rimasta davvero impressa per il colore”.
Secondo alcuni scienziati la patologia psichiatrica è una condizione necessaria ma non sufficiente per il suicidio, anche se solo una piccola parte dei soggetti che si tolgono la vita non presentano sintomi psichiatrici prima della morte.
Dai resoconti dei tentativi o dei suicidi compiuti, infatti, si evince come siano principalmente tre le classi di disturbi psichiatrici a presentarsi, e cioè: disturbi dell’umore, disturbi da abuso di sostanze e disturbi della condotta. In testa alla classifica troviamo la depressione, sia monopolare che bipolare, presente anche tra chi compie atti parasuicidari: la perdita di speranza nei confronti di se stessi, del mondo e del futuro (triade cognitiva di Beck) e la presenza costante di un sentimento di disperazione possono facilmente portare la persona depressa a vedere nel suicido l’unica strategia di coping possibile per fronteggiare il proprio dolore.
Durante l’adolescenza spesso l’abuso di sostanze si trova in comorbilità con i disturbi dello spettro depressivo, relazione che incrementa il rischio di compiere suicidio. Infatti, l’abuso di alcool e droghe si rintraccia con elevata frequenza, sia tra coloro che compiono suicidio sia tra quelli che mettono in atto comportamenti parasuicidari: si stima che il 25-33% degli adolescenti che compiono suicidio hanno una storia di abuso di sostanze. Sembra quindi che gli adolescenti che fanno uso di sostanze corrano unrischio di suicidarsi tre volte superiore alla popolazione sana di riferimento ed inoltre che il desiderio di morire aumenti drammaticamente appena dopo l’assunzione di droghe (Brent et al., 1997).
Per quanto riguarda i disturbi della condotta, Kring e colleghi (2007) hanno scoperto che il 70% dei soggetti morti suicidi sottoposti ad autopsia psicologica aveva mostrato in vita un comportamento antisociale. Questi giovani tendevano ad avere problemi con la legge ed erano coinvolti in una serie di comportamenti antisociali come spaccio di droga, rapine e prostituzione. Spesso i disturbi della condotta, la depressione e i disturbi da abuso di sostanze si presentano congiuntamente, incrementando la frequenza e la letalità dei tentativi di suicidio.
Un altro tipo di patologia che correla frequentemente coi futuri suicidi è il disturbo borderline di personalità, spesso diagnosticato anche tra chi mette in atto comportamenti parasuicidari, che si manifesta con squilibri affettivi, rabbia intensa e comportamento impulsivo. L’impulsività non soltanto conduce al comportamento rabbioso, ma sostiene anche una bassa tolleranza alla frustrazione e un’assenza di programmazione (Kring, 2007). Come dimostrato a più riprese da Brent e colleghi (2002, 1997), sembra infatti che la maggior parte dei suicidi siano dettati dall’impulsività, invece solo uno su quattro mostra di essere stato programmato.
Una recente metanalisi ha indicato come l’insonnia possa essere un fattore di rischio per la depressione (Baglioni et al., 2011). Questa relazione potrebbe spiegare anche la correlazione significativa rintracciata tra deprivazione di sonno e comportamenti a rischio per il suicidio.
Recentemente, alcuni studi hanno poi evidenziato come la modalità con cui una persona prende le decisioni determini la vulnerabilità ai comportamenti suicidari. Alcuni scienziati spiegano questi risultati affermando che le persone che tendono aprendere decisionirischiose propendono per soluzioni che procurano benefici a breve termine nonostante l’alto rischio, invece di optare per soluzioni più sicure e migliori a lungo termine. Per questo motivo tali persone avrebbero difficoltà nell’individuare soluzioni alternative quando devono affrontare un problema. Nel contesto di una depressione maggiore, questa difficoltà a prendere buone decisioni potrebbe spingere il soggetto ad optare per la morte, soluzione diretta a sopprimere nell’immediatezza tutte le sofferenze nonostante le conseguenze irreparabili che, proprio a causa di questo bias, non sarebbero adeguatamente valutate.
Infine, durante l’adolescenza il verificarsi di episodi di cyberbullismo correla positivamente con il suicidio.
Nel mondo, la maggior parte dei soggetti che compiono un suicidio impiegano armi da fuoco, perlopiù pistole; l’impiccagione è il secondo metodo più frequente tra i maschi, tra le femmine invece è l’avvelenamento per ingestione di sostanze tossiche (soprattutto overdose di farmaci).
Nel nostro Paese invece, l’impiccagione è il mezzo più frequentemente usato dagli uomini per togliersi la vita: la metà dei suicidi nel 2011 è stata attuata con questa modalità. L’uso di armi da fuoco (16% del totale) e la precipitazione da luoghi elevati (15%) hanno rappresentato le altre due modalità più frequenti tra i suicidi maschili. Anche tra le donne l’impiccagione è uno dei metodi più frequenti (31%) insieme alla precipitazione (34%); l’annegamento (9%) e l’avvelenamento da farmaci (7%) sono, invece, meno frequenti.
Berman (1999) ha ipotizzato una serie di fattori che influenzano la scelta del metodo usato per suicidarsi, ossia:
- La disponibilità e l’accessibilità al mezzo
- La consuetudine d’uso
- La dimestichezza
- Il condizionamento sociale e comportamentale (modeling)
- La rilevanza (ovvero la facilità con cui il soggetto pensa al mezzo in questione, determinata, ad esempio, dalla pubblicità)
- Il significato simbolico e personale dell’azione o dell’ambientazione
- L’intenzionalità e la possibilità di soccorso (se l’intenzione è elevata, i metodi scelti saranno quelli più letali, più difficili da impedire)
Bibliografia
- Credit immagine allegata nel testo: Infografica – Giornata mondiale per la prevenzione dei suicidi. Editing e progetto grafico Bruna Tabanella, Daria Squillante progetto grafico Bruna Tabanella (2017)
- www.who.int
- Baglioni, C., Battagliese, G., Feige, B., Spiegelhalder, K., Nissen, C., Voderholzer, U., … & Riemann, D. (2011). Insomnia as a predictor of depression: a meta-analytic evaluation of longitudinal epidemiological studies. Journal of affective disorders, 135(1), 10-19.
- Berman A. L., & Jobes D. A. (1999). Il suicidio nell’adolescenza, Edizioni Scientifiche Ma.Gi., Roma.
- Brent D.A. (1997) The psycological autopsy. Methodological considerations for thr study of adolescent suicide, Suicide and Life-Threatening Behavior, 19,.
- Brent D.A., Perper J., Goldstein C. (2002). Risk factor for adolescent suicide. A comparison of adolescent suicide victims with suicidal inpatients, Archives of General Psychiatry, 45
- Poland S. (2009). Suicide intervention in the schools, Guilford Press, New York.

