Rchiedi
Consulenza

Che posto occupi nelle relazioni? Il “gioco” delle 4 sedie

Un blog di psicologia e sessuologia è un sito web che fornisce informazioni e consigli sulle tematiche relative alla psicologia e alla sessuologia. Il contenuto di un blog di psicologia e sessuologia può variare, ma di solito include articoli informativi, consigli pratici, recensioni di libri o prodotti relativi a queste tematiche, e risposte a domande frequenti.

Teresa Colaiacovo - Che posto occupi nelle relazioni? Il “gioco” delle 4 sedie

Dove ti siederesti? Osserva attentamente l’immagine e immagina di entrare in quella stanza insieme ad altre persone. Non soffermarti troppo sulla comodità apparente delle sedute e non cercare di intuire quale possa essere la risposta “migliore”. Lascia che lo sguardo si posi spontaneamente su una delle quattro sedie e chiediti: Dove mi siederei, quasi senza pensarci?

La sedia che scegli potrebbe raccontare qualcosa del posto che tendi a occupare nelle relazioni: se riesci a sentirti alla pari, se ti collochi in una posizione più piccola rispetto agli altri, se assumi spontaneamente la responsabilità del loro benessere oppure se vivi con la sensazione che il tuo posto non sia mai davvero garantito.

Naturalmente, questo non è un test diagnostico e la scelta di una sedia non può definire la personalità di qualcuno

Le immagini, tuttavia, possono funzionare come stimoli simbolici, perché di fronte a una scena non scegliamo soltanto ciò che ci sembra più bello, ma anche ciò che appare compatibile con il modo in cui ci sentiamo autorizzati a stare nello spazio condiviso.

Ogni relazione, infatti, contiene una geografia invisibile

C’è chi entra in una stanza sentendo di avere diritto a esserci, chi cerca subito il punto dal quale poter controllare ciò che accade, chi sceglie una posizione laterale per non disturbare e chi si colloca vicino agli altri, ma su una seduta che sembra offrire meno protezione, meno importanza o meno stabilità.

Il test psicologico del posto che occupi nelle relazioni

Il posto che scegliamo può quindi rappresentare, simbolicamente, il ruolo relazionale che abbiamo imparato ad assumere. Non descrive necessariamente ciò che desideriamo, ma ciò che il nostro sistema riconosce come familiare, prevedibile e quindi, almeno in parte, più sicuro.

Se hai scelto la sedia numero 1

Nelle relazioni cerchi un posto alla pari. La sedia numero 1 è ampia, solida e collocata in una posizione centrale. Non è nascosta, non si trova ai margini della stanza e non sembra dipendere dalla presenza di un’altra seduta per acquisire importanza. Ha uno schienale avvolgente, due braccioli ben definiti e occupa uno spazio visibile senza apparire eccessiva.

Potresti averla scelta perché, almeno in questo momento della tua vita, desideri relazioni nelle quali non sia necessario ridurti, rincorrere o dimostrare continuamente di meritare la presenza dell’altro. La sua struttura trasmette contenimento, ma anche delimitazione: permette di accogliere il corpo senza confonderlo con ciò che lo circonda.

Dal punto di vista simbolico, questa scelta può rappresentare la capacità di percepirti come una persona dotata di un posto proprio, che non deve essere sottratto a qualcun altro né conquistato attraverso la compiacenza. Nelle relazioni potresti cercare reciprocità, chiarezza e una vicinanza nella quale entrambi conservano dignità, desideri e confini.

Sentirsi alla pari, tuttavia, non significa sentirsi sempre sicuri o non avere paure. Significa riuscire a riconoscere che il disagio dell’altro non annulla automaticamente le proprie ragioni, che un conflitto non rende uno dei due superiore e l’altro inferiore e che amare qualcuno non obbliga a rinunciare alla propria posizione.

È possibile che tu abbia dovuto lavorare a lungo per raggiungere questa disposizione

Forse in passato ti sei adattato molto, hai cercato approvazione o hai accettato rapporti squilibrati, ma oggi senti maggiormente il diritto di essere ascoltato e considerato.

La parte più delicata di questo profilo emerge quando la centralità diventa una necessità. Se hai bisogno di occupare sempre il posto più evidente per sentirti riconosciuto, la scelta potrebbe anche nascondere una paura: quella di tornare invisibile non appena l’attenzione si sposta altrove. In questo caso non staresti cercando soltanto una posizione alla pari, ma una conferma costante del fatto che nessuno possa ignorarti.

La domanda da portare con te è: Riesco a sentirmi importante anche quando non sono al centro dell’attenzione?

Se hai scelto la sedia numero 2

Nelle relazioni tendi a diventare responsabile dell’altro. La seduta numero 2 è la più ampia e accogliente. È collocata lateralmente, ma occupa molto spazio e sembra costruita per offrire conforto, riposo e protezione. È una seduta nella quale ci si può distendere, appoggiare e lasciare andare, quasi come se la sua funzione principale fosse quella di contenere la stanchezza.

Potresti averla scelta perché nelle relazioni assumi spesso il ruolo della persona che accoglie, comprende, giustifica e si prende cura. Probabilmente sei molto sensibile ai cambiamenti emotivi di chi ti circonda e riesci a percepire rapidamente quando qualcuno è preoccupato, deluso, irritato o in difficoltà.

Questa sensibilità può essere una risorsa preziosa, ma diventa faticosa quando ti porta a pensare che il benessere dell’altro dipenda da te. Potresti sentire di dover trovare le parole giuste, evitare conflitti, prevenire reazioni, offrire sostegno e occuparti di ciò che l’altro non riesce a gestire.

La forma della seduta richiama simbolicamente un luogo nel quale gli altri possono riposare. Il rischio è che tu finisca per diventare proprio questo nelle relazioni: uno spazio emotivo sempre disponibile, sul quale gli altri possono appoggiare paure, rabbia, insicurezze e responsabilità senza chiedersi quanto peso tu stia sostenendo.

Dietro questa modalità può esserci una storia nella quale la vicinanza affettiva è stata associata all’utilità

Forse hai imparato molto presto che essere attento, maturo, disponibile o poco problematico aiutava a conservare il legame. Potresti aver percepito che, per essere amato, dovevi comprendere gli altri prima ancora di comprendere te stesso.

Per questo motivo, anche da adulto, potresti entrare nelle relazioni chiedendoti inconsapevolmente: “Di che cosa ha bisogno questa persona?”, molto prima di chiederti: “Come sto io accanto a lei?”.

Non sempre chi si prende cura degli altri si sente superiore. Spesso accade il contrario: diventa indispensabile perché teme che, smettendo di esserlo, perderebbe il proprio valore relazionale. La disponibilità, allora, non nasce soltanto dall’affetto, ma anche dalla paura di deludere, essere sostituiti o non avere più una funzione.

La domanda da portare con te è: Chi sarei nelle mie relazioni se non dovessi continuamente occuparti del benessere degli altri?

Se hai scelto la sedia numero 3

Nelle relazioni rischi di sentirti inferiore. La sedia numero 3 è più piccola, meno strutturata e apparentemente meno protettiva rispetto alle altre. Si trova vicino al centro della stanza, ma non lo occupa davvero. È presente, visibile e inserita nel gruppo, tuttavia sembra avere minore importanza, come se fosse stata aggiunta successivamente o destinata a chi non vuole creare troppo ingombro.

Potresti averla scelta perché sei abituato a stare nelle relazioni senza sentirti pienamente autorizzato a occupare spazio. Non necessariamente ti isoli o eviti gli altri; al contrario, potresti desiderare molto la vicinanza, ma entrarvi da una posizione interna di minore legittimità.

Forse ascolti più di quanto parli, dubiti delle tue percezioni e, quando nasce un contrasto, presumi che l’altro possa aver capito qualcosa che a te sfugge. Potresti confrontare continuamente il tuo valore con quello delle persone che ami, attribuendo loro maggiore sicurezza, competenza o importanza.

La scelta di una seduta più piccola può rappresentare una forma di adattamento invisibile: esserci senza pesare, partecipare senza avanzare troppe richieste, restare abbastanza vicini da non essere esclusi ma non così centrali da rischiare di disturbare.

Questa posizione può essersi formata in contesti nei quali i tuoi bisogni venivano minimizzati, le tue emozioni corrette oppure le tue percezioni messe in discussione. Quando un bambino riceve ripetutamente il messaggio che è troppo sensibile, troppo esigente, difficile o poco capace, può iniziare a interpretare la propria esperienza come meno affidabile di quella altrui.

In età adulta, questo apprendimento può riemergere nelle relazioni sentimentali, familiari e professionali

Potresti accettare interruzioni, svalutazioni o mancanze di rispetto senza riconoscerle immediatamente, perché una parte di te continua a pensare che gli altri abbiano più diritto di parlare, scegliere o stabilire ciò che è giusto.

Il problema non è soltanto possedere una bassa autostima. Sentirsi inferiori significa spesso aver costruito una gerarchia relazionale implicita nella quale l’altro viene percepito come il detentore del valore, della verità o del potere di decidere se sei abbastanza.

La domanda da portare con te è: Quante volte ti accontenti di un posto più piccolo perché temi che, chiedendone uno adeguato, potresti perderlo completamente?

Se hai scelto la sedia numero 4

Nelle relazioni temi di essere sostituibile. La sedia numero 4 è separata dalle altre, collocata vicino alla finestra e leggermente distante dal centro della stanza. È una sedia a dondolo, dunque non completamente stabile: permette un movimento continuo avanti e indietro, come se non fosse mai del tutto ferma nello stesso punto.

Potresti averla scelta perché vivi la vicinanza con una particolare combinazione di desiderio e prudenza. Vuoi appartenere, ma una parte di te resta pronta ad allontanarsi, osservare o proteggersi nel caso in cui la tua presenza non fosse davvero desiderata.

La posizione accanto alla finestra è significativa: da lì è possibile guardare ciò che accade dentro la stanza, ma anche rivolgere lo sguardo all’esterno. È un posto che consente di esserci senza consegnarsi completamente, conservando simbolicamente una via di fuga.

Questa scelta può appartenere a chi teme di essere sostituito, dimenticato o lasciato ai margini. Potresti entrare nelle relazioni cercando continuamente indizi sulla stabilità del tuo posto: osservi a chi l’altro dedica attenzione, noti le variazioni nel tono della voce, ti accorgi se risponde con meno entusiasmo e attribuisci un significato profondo anche a piccole distanze.

A volte, chi teme di essere sostituibile non chiede più vicinanza, ma si allontana preventivamente. Può diventare apparentemente autonomo, silenzioso o distaccato, perché dichiarare il proprio desiderio di essere scelto lo esporrebbe alla possibilità di scoprire che l’altro non intende farlo.

Il movimento oscillante della sedia può rappresentare proprio questa instabilità interna: avvicinarsi e poi arretrare, fidarsi e subito dubitare, sentirsi parte della relazione e poco dopo immaginare che qualcun altro potrebbe prendere il proprio posto.

È possibile che, nella tua storia, la presenza delle figure affettive sia stata incoerente

Forse qualcuno era disponibile soltanto in alcuni momenti, cambiava atteggiamento in modo imprevedibile oppure concedeva attenzione in base ai risultati, all’obbedienza o alle proprie condizioni emotive.

Quando l’amore viene vissuto come intermittente, il sistema relazionale può imparare che nessun posto è definitivo. Anche quando ricevi affetto, potresti quindi non riuscire a riposare pienamente nella relazione, perché una parte di te rimane impegnata a controllare quanto durerà.

La domanda da portare con te è: Quando qualcuno ti sceglie, riesci a credere alla continuità della sua presenza oppure inizi subito a chiederti quando cambierà idea?

Il posto che scegli non è necessariamente quello che desideri

La parte più importante di questo test non consiste nel riconoscersi perfettamente in un profilo, ma nel domandarsi perché una determinata posizione sia apparsa più attraente, naturale o rassicurante.

Potremmo desiderare una relazione paritaria e scegliere comunque la sedia più piccola, perché è il posto che conosciamo meglio. Potremmo voler essere accuditi e scegliere invece la seduta che accoglie tutti, perché abbiamo imparato che ricevere è più pericoloso che dare. Potremmo desiderare profondamente la vicinanza e collocarci vicino alla finestra, perché mantenere una distanza ci protegge dall’eventualità di essere respinti.

Il sistema emotivo, infatti, non cerca sempre ciò che ci rende felici

Molto spesso cerca ciò che riesce a prevedere. Per questo possiamo continuare a occupare nelle relazioni una posizione che ci fa soffrire, ma che appare coerente con ciò che abbiamo imparato su noi stessi e sugli altri.

La domanda conclusiva, dunque, non è soltanto: “Quale sedia ho scelto?” La domanda più profonda è: “Questo è davvero il posto che voglio occupare oppure è il posto che ho imparato ad accettare?”

BIBLOGRAFIA

A.Sepe

 

 



Seguimi su Instagram