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Teresa Colaiacovo -

E se la temperatura dell’amore potesse essere “misurata”? È bello lasciarsi guidare dall’entusiasmo, nella fase dell’innamoramento, ma è anche utile sapere che esiste una “regola” in grado di aiutare a valutare con lucidità il futuro della relazione in cui abbiamo deciso di investire tutto. Quello del 3-6-9 sembra essere un sistema cinico, semplice ed efficace per valutare una relazione fin dalle sue fasi iniziali.

Cos’è il metodo del 3-6-9

Il “metodo”, a cui non è possibile attribuire una paternità univoca, si basa sulle fasi di sviluppo delle relazioni esplorate dalla ricerca su attaccamento, innamoramento e decision making relazionale. L’idea di fondo è che, entro i primi nove mesi, una relazione attraversi tre snodi chiave che, se osservati con lucidità, permettono di capire se valga la pena investire nel lungo termine oppure se sia più sano separarsi. Troppo spesso, come ha scritto lo psicologo americano Daniel Kahneman nel suo libro “Pensieri lenti e veloci” (Mondadori), tendiamo a scambiare l’intensità delle emozioni per la solidità delle decisioni. Quanto è importante, invece, porsi subito domande su una nuova relazione? “La fase dell’innamoramento è un sublime autoinganno che induce a proiettare sul partner ciò che vorremmo che fosse”, risponde la dottoressa Chiara Nardone, psicologa e psicoterapeuta.Per questa ragione, tendiamo a vedere solo gli aspetti positivi che confermano la bontà della nostra scelta. “L’errore di valutazione è un “bias di conferma”. Purtroppo, le decisioni vengono prese più con le emozioni che con la ragione, in particolar modo all’inizio di una relazione. Pertanto, è molto difficile identificare i segnali di “malfunzionamento” della coppia”.

Come applicarlo

Va detto che la regola del 3-6-9 non deve essere letta come un conto alla rovescia né come un test da superare: le relazioni non seguono calendari rigidi e ogni coppia ha i propri tempi. Tuttavia, questa scansione temporale ha un valore concreto, perché aiuta a evitare due estremi opposti ma ugualmente dannosi. Il primo è fare promesse importanti troppo presto, quando non conosciamo ancora davvero l’altra persona e rischiamo di sentirci vincolati dall’impegno preso. Il secondo è restare a lungo in relazioni prive di progettualità, nell’illusione che le cose possano cambiare e migliorare. Usare il tempo come strumento di valutazione di una relazione, come fosse una pietra miliare, permette di osservare, raccogliere informazioni e ascoltare non solo l’attrazione, ma anche ciò che accade quando l’entusiasmo iniziale si stabilizza. In questo senso, il 3-6-9 non dice cosa fare, ma quando fermarsi a osservare. Ed è spesso proprio questo a fare la differenza tra una scelta consapevole e una relazione portata avanti per paura di scegliere.

I primi tre mesi: la fase dell’innamoramento

I primi tre mesi corrispondono alla fase dell’innamoramento. È il periodo in cui tutto sembra facile, fluido, carico di energia. La chimica è alta, le differenze vengono minimizzate e ciascuno tende a mostrarsi nella propria versione migliore. A livello neurobiologico, come mostrano gli studi dell’antropologa biologica americana Helen Fisher sull’amore romantico, dominano dopamina e ossitocina, due ormoni che aumentano il senso di connessione e riducono la capacità di giudizio critico. Questa fase è poco affidabile per prendere decisioni a lungo termine. In questo periodo, infatti, non abbiamo ancora modo di osservare come l’altra persona gestisca lo stress, la frustrazione o i problemi. Non sappiamo come comunica quando qualcosa non va, né come reagisce quando l’effetto novità si attenua, perché l’innamoramento crea una lente che rende tutto più luminoso, ma anche meno nitido. Dunque, la prima variabile da tenere d’occhio secondo la dottoressa Nardone è l’affidabilità. “Dobbiamo verificare l’esattezza delle belle promesse che ci scambiamo, ovvero avere contezza di ciò che è stato davvero realizzato e portato a termine nelle tempistiche previste e concordate. È l’unico modo per rimanere ancorati alla realtà nonostante le forti emozioni”.

Dal quarto al sesto mese: la fase del confronto

Intorno al quarto mese qualcosa cambia. L’idealizzazione si riduce e iniziano a emergere le prime differenze reali. In questa fase compaiono i primi conflitti significativi: non necessariamente grandi litigi, ma frizioni, incomprensioni, piccoli attriti che rivelano come ciascun partner affronti il disaccordo. Il conflitto non va letto come un segnale di fallimento, ma come una fonte di informazioni.Le ricerche sulla soddisfazione di coppia mostrano infatti che non è l’assenza di conflitti a predire la longevità di una relazione, ma il modo in cui vengono gestiti. Uno studio pubblicato sul “Journal of Social and Personal Relationships” indica che il 69% delle coppie che sviluppa modalità costruttive di gestione del conflitto nei primi mesi della relazione mostra livelli più alti di stabilità nel tempo. Qui la domanda non è se si litiga, ma come. Si evita il confronto? Si esplode? Si riesce a parlare senza svalutarsi a vicenda? Si cerca un terreno comune o un partner impone le proprie decisioni all’altro? “Di solito, i principali motivi di litigo tra partner sono: mancanza di dialogo, divergenze di opinioni su questioni etiche e morali, diverse aspettative e desideri (figli, stile di vita, intimità), difficoltà nella gestione del tempo e dello spazio personale, conflitti finanziari, differenze culturali e di background/educazione familiare - prosegue la dottoressa Nardone -. Essere sempre d’accordo su tutto è impossibile e, anzi, direi che potrebbe essere sintomo di una relazione tossica nella quale uno dei due asseconda l’altro in ogni ambito. Saper litigare non significa avere ragione, ma trovare una soluzione o un accordo”.

Il conflitto non va letto come un segnale di fallimento, ma come una fonte di informazioni

Dal settimo al nono mese: la fase della decisione

Intorno al settimo mese, la relazione entra in una nuova fase, più silenziosa ma decisiva. A questo punto abbiamo visto l’altro in contesti diversi, abbiamo attraversato qualche difficoltà e l’effetto novità si è ridimensionato. È qui che emerge una domanda spesso implicita: è con questa persona che voglio costruire qualcosa nel tempo? Secondo la regola del 3-6-9, questo è il momento in cui si sceglie di non restare in una zona grigia indefinita. Le ricerche sul decision making relazionale mostrano che oltre il 40% delle persone resta in relazioni insoddisfacenti più a lungo del necessario per effetto della cosiddetta inerzia relazionale. Spesso non ci si pone la domanda in modo diretto: si resta insieme per abitudine, per paura di ritrovarsi da sole o per inerzia. “Riprendendo il già citato Kahneman, questa dinamica si verifica a causa del “bias dello status quo”, ovvero la tendenza a mantenere le situazioni così come sono, opponendosi al cambiamento anche quando le alternative potrebbero essere migliori. Purtroppo, questa convinzione può lasciarci bloccati in situazioni che minano la relazione con l’altro e il nostro benessere psicologico”. Il giro di boa dei primi nove mesi, dunque, dovrebbe essere letto come un invito a tirare le somme.

 

 

 

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