Se dovessi ricominciare oggi da zero, il mio primo passo non sarebbe cercare di dimenticare, ma smettere di scappare un po’ da me e un po’ dagli altri che, spesso, mostrano le nostre luci ed ombre.
Per anni magari hai trattato le tue ferite come un nemico da abbattere o un difetto di fabbrica da nascondere a tutti, sentendoti sbagliata/o.
La verità è che quella sensazione di inadeguatezza è il linguaggio di una bambina/o che non è stata vista/o.
Accettare che il tuo dolore abbia una radice reale è l’inizio della fine della tua guerra interna.
Non sei “sbagliata/o”, sei solo il risultato di una difesa che un tempo ti ha salvata la vita.
Il primo atto di guarigione è smettere di giudicare il modo in cui sei sopravvissuta finora.
Il secondo passo fondamentale è convalidare la tua storia senza cercare scuse per chi ti ha ferito/a, un genitore, un amico, anni di voci che ti hanno fatto sentire inadeguato/a.
Spesso passiamo decenni a minimizzare ciò che abbiamo vissuto, dicendoci che “poteva andare peggio” o che “hanno fatto del proprio meglio”.
Ma il tuo sistema nervoso registra solo il vuoto o il colpo.
Riconoscere l’ingiustizia subita non significa restare vittima, ma smettere di tradire te stessa/o per proteggere l’immagine dei tuoi genitori o di chi ti ha fatto sentire sbagliato/a.
Devi darti il permesso di essere arrabbiata/o per ciò che non hai ricevuto quando eri piccola/o
Solo guardando in faccia la ferita puoi iniziare ad applicare la medicina della verità e della cura.
Poi passerei ad ascoltare il corpo, perché il trauma non è un pensiero, ma una carica fisica bloccata…il corpo che accusa i vari colpi emotivi.
Inizierei a osservare come il mio respiro si blocca o come le mie spalle si contraggono davanti a un conflitto.
Non cercherei risposte nella logica, ma nella sensazione viscerale che mi dice che sono in pericolo anche se sono al sicuro.
Imparare a rassicurare il proprio sistema nervoso è una competenza che richiede pratica quotidiana e molta pazienza.
Ogni volta che senti l’ansia salire, non combatterla, ma parlale come faresti con una bambina terrorizzata, parlale come se fossi il genitore buono di te stesso.Il tuo corpo ha bisogno di prove fisiche che la minaccia è passata e che oggi sei tu a comandare.
Un passo decisivo sarebbe poi distinguere tra il rimuginare sul passato e il processare davvero il dolore.
Guardare video o leggere citazioni tristi non è guarire se serve solo a grattare via la crosta ogni mattina.
Processare significa attraversare l’emozione, lasciarla scorrere nel corpo e lasciarla finalmente andare via.
Significa smettere di chiedersi “perché è successo” per iniziare a chiedersi “ di cosa ho bisogno adesso”, da dove posso ri-partire.
La guarigione attiva trasforma il ricordo da un’arma che ti ferisce in una cicatrice che testimonia la tua forza.
Devi imparare a chiudere i capitoli vecchi per poter iniziare a scrivere pagine che non parlino solo di dolore.
Inizierei subito a mettere confini, non per punire gli altri, ma per proteggere lo spazio sacro della mia pace.
Dire di “no” a chi ti attiva vecchi schemi di inadeguatezza è un atto di amore verso te stessa/o senza precedenti. Ricordati che non puoi piacere a tutti.
Molte di noi temono che mettere confini significhi restare sole, ma in realtà significa restare finalmente con se stesse.
Non puoi guarire in un ambiente che continua a riaprire le tue ferite con la stessa indifferenza di sempre.
Proteggere la tua energia è un dovere, specialmente verso quella parte di te che non ha mai potuto tarlo.
I confini sono le mura della tua nuova casa, il luogo dove finalmente sei tu a decidere chi entra; dove tu decidi chi entra e chi esce.
Mi dedicherei ogni giorno al”reparenting””, imparando a essere per me stessa/o la mamma che non ho avuto. Inizierei a parlarmi con la dolcezza che avrei voluto ricevere quando facevo un errore o quando ero triste.
Smettere di cercare l’approvazione esterna è possibile solo se inizi a dare a te stessa il valore che meriti.
Significa prenderti cura dei tuoi bisogni primari, del tuo riposo e della tua gioia con la massima serietà.
Non più alla mercé del giudizio di chi non ha saputo amarti, ma diventando tu stessa/o la guida del tuo cuore.
Diventare madre di se stessi è il viaggio più difficile, ma è l’unico che Porta alla vera autonomia.
Accetterei che il percorso non sarà perfetto e che inciampare fa parte della natura stessa della riparazione.
Non devi essere una versione impeccabile di te per essere considerata guarita o degna di amore.
La “Riparazione” è il concetto che spezza la catena del trauma, permettendoti di sbagliare e poi di tornare vicina.
Smettere di temere il fallimento ti rende libera di esplorare la vita con una curiosità che ti era stata negata.
Ogni piccola vittoria quotidiana è un mattone che costruisce la tua nuova, solida identità di donna libera o di uomo libero.
Ripeto spesso che le insicurezze ed i traumi sono di uomini e donne e che non hanno sesso.
Infine, mi ricorderei che la guarigione non è una destinazione, ma il modo in cui scelgo di camminare ogni giorno.
Non aspetterei che il passato scompaia per iniziare a vivere, ma inizierei a vivere nonostante il passato.
Il tuo trauma ha segnato l’inizio della tua ditesa, ma non deve assolutamente segnare la fine del tuo cammino.
Oggi hai il potere di trasformare quella sensazione di essere “sbagliata” in una saggezza profonda e luminosa.
Meriti di abitare il mondo con leggerezza, sapendo che sei intera, capace e immensamente preziosa così come sei.
Fai un respiro profondo: il viaggio è iniziato.
P.S.
Nella mia pratica clinica unisco percorsi di meditazione guidata e sedute psicologiche, perché al centro di ogni conflitto interno c’è una risorsa che può venir fuori.

