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Le 5 caratteristiche del copione del vincente

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Teresa Colaiacovo - Le 5 caratteristiche del copione del vincente

Piacere a tutti, piacere a tutti i costi: per alcuni di noi il successo esibito e, soprattutto, riconosciuto dagli altri è tutto. Succede così che ci convinciamo di avere un valore come persone solo quando abbiamo una carriera invidiabile, quando vinciamo costantemente nello sport, quando insomma familiari, amici e ci inviano il messaggio «quanto sei bravo».

Un ruolo, quello del vincente, che, per quanto incoraggiato a livello sociale, ha un costo psicoemotivo enorme e possibili conseguenze non trascurabili, fra cui, nell’ambito professionale, la dipendenza dal lavoro e l’esaurimento psicofisico.

Ma come arriviamo al punto in cui il riconoscimento e l’ammirazione da parte degli altri diventa più importante perfino della nostra salute fisica e psicologica?

Come nascono i copioni comportamentali che influenzano le nostre vite

Nel corso degli anni costruiamo dei copioni che guidano il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi e gli altri.

Lo aveva già intuito Aristotele quando scriveva che «siamo ciò che facciamo ripetutamente»: per affrontare la realtà tendiamo a ripetere comportamenti e scelte che si strutturano sempre di più, diventando parte della nostra identità.

Purtroppo, però, questi copioni possono diventare delle gabbie e in alcuni casi imprigionarci all’interno di strategie comportamentali che erroneamente riteniamo adatte a tutti i contesti.

Come funziona il copione del vincente

Il copione del vincente riguarda soprattutto le persone pragmatiche e ambiziose che nel corso degli anni, senza esserne consapevoli, si sono convinte di coincidere completamente con i risultati che ottengono nei diversi ambiti della vita: il lavoro, le relazioni, lo sport e via dicendo.

Persone molto brave ad adattarsi ai contesti in cui si trovano anche grazie a ottime doti comunicative, ma che si ritrovano costantemente sotto pressione, invischiate in una gara continua che a lungo andare presenta un conto salato. Con un focus sull’esposizione dei risultati: «per il vincente apparire di successo è addirittura prioritario rispetto all’esserlo davveropoiché definisce la sua identità tramite l’immagine che gli altri hanno di lui».

Ne deriva anche un uso cospicuo dei social network, amplificatori dei successi dove un singolo commento negativo può far star male il vincente: «sono una sorta di droga per queste persone e i loro post li riconosci perché sembra che chiedano sempre un bravo da parte di chi li legge».

Nella vita dei vincenti non c’è spazio per l’errore cnei casi più radicali mina la stessa identità della persona. Per questo motivo il vincente «minimizza l’entità dei propri fallimenti, scarica la responsabilità su altre persone oppure evita quei progetti che lo espongono al rischio del fallimento», prosegue la psicoterapeuta.

I rischi del copione del vincente

Socievole e di successo, quella del vincente sembra una vita molto desiderabile. Di fatto si tratta di caratteristiche che ognuno di noi auspica per se stesso, ma che, quando diventano totalizzanti, si trasformano in una maschera troppo pesante da indossare, una trappola con diversi effetti collaterali.

Prendiamo, ad esempio, l’ambito professionale: poiché queste persone lavorano tantissimo per raggiungere uno status meritevole dell’apprezzamento altrui (ma che non si godono sostanzialmente mai), non è raro che scivolino verso il workaholism oppure sperimentino il burnout.

Altri effetti collaterali si presentano nell’ambito delle relazioni: «il vincente deve necessariamente indossare una maschera che nasconda le sue fragilità dietro un’ostentazione di sicurezza e fiducia in se stesso. E questo non lo condanna solo a una fatica continua, ma gli rende anche difficile creare dei rapporti profondi dal momento che, se qualcuno si avvicina troppo, c’è il rischio che scorga le debolezze nascoste dietro la facciata».

Come capire se interpreti il copione del vincente

questo copione, soprattutto per motivi culturali, al lavoro è più evidente negli il vincente maturo sente che non può mollare la maschera: non è mai arrivato abbastanza»), incoraggiati da modelli di successo molto spesso tossici; pensiamo, ad esempio, ai film americani dove i manager si ammazzano di lavoro per lo status sociale.

Ci sono alcune affermazioni, frasi che al vincente potrebbero suonare particolarmente familiari, fra cui: «l’opinione degli altri è fondamentale per me; mi piace il motto massimo risultato con minimo sforzo; è naturale per me adattarmi alle più differenti circostanze e situazioni sociali; faccio di tutto per mascherare le mie insicurezze e nascondere i miei insuccessi; quando eccello in qualcosa, cerco di fare in modo che gli altri se ne accorgano». Ecco, se queste frasi vi si cuciono perfettamente addosso, forse potreste essere alle prese con questo personaggio.

I copioni non sono necessariamente dei limiti

ciò che per vari motivi si è trasformato in una gabbia può tornare a essere il nostro superpotere. Perché, alla fine, i copioni sono diventati parte delle nostre identità, occorre solo capire come non rimanervi imprigionati.

Per coloro che non sono alle prese con declinazioni patologiche di questo imprigionamento, ci sono alcuni esercizi pratici, cruciali per avviare il cambiamento al di là della consapevolezza razionale. Non solo per il vincente, a cui ad esempio viene suggerito con piccoli passi di iniziare ad ammettere davanti alle altre persone attività in cui non eccelle, ma anche per tutti gli altri undici copioni – volutamente stereotipati – che includono catastrofisti, insicuri, camaleonti, altruisti patologici ed edonisti.

Tutto questo sempre nella consapevolezza che il nostro copione non è qualcosa di cui disfarsi frettolosamente, ma anzi un superpotere da affinare grazie a una crescita costante a cui non dobbiamo sottrarci, nonostante la fatica: «abbiamo il diritto (e il dovere) di disseppellire il diamante che siamo, perché possa brillare per noi e per chi ci circonda».


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