Spesso, nella mia pratica clinica, mi capita di ascoltare discorsi:” lui/lei non è una persona risolta, lui/lei è disfunzionale, lui/lei è una persona tossica”
Ognuno ha i propri criteri per definire la tossicità dell’altro/altra…dico spesso che una persona deve farci sentire comoda, a casa… ho stilato una lista, che non ha la pretesa di essere esaustiva, ma che prova a sintetizzare i criteri di “disfunzionalità” in ognuno di noi.
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Incoerenza radicata
Dici una cosa, ne fai un’altra. Prometti e poi disattendi. L’incoerenza, anche piccola, mina la fiducia e genera insicurezza. Se chi ti sta accanto non sa mai cosa aspettarsi da te, è probabile che si senta manipolato.
L’integrità nasce dalla coerenza tra ciò che pensi, dici e fai.
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Bugie silenziose
Mentire non significa solo inventare: anche omettere, fingere o distorcere è inganno.
Le bugie, anche dette “a fin di bene” creano distanza. Mentire agli altri è spesso un riflesso del mentire a se stessi. Se la verità ti spaventa, chiediti perché. La trasparenza è il primo atto d’amore.
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Lamento cronico
Ti lamenti costantemente della vita, degli altri, di ciò che non va. Ma agisci? || lamento cronico è un modo per rimanere nel ruolo di vittima, evitando la responsabilità del cambiamento. Chi si lamenta troppo spesso vuole attenzione, non soluzioni. Trasforma il lamento in movimento e la frustrazione in scelta.
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Reattività emotiva
Reagisci senza pensare, come una miccia corta pronta a esplodere. Ogni stimolo è una minaccia, ogni parola un attacco. La reattività è segno di ferite non elaborate.
Se non impari a fare spazio tra emozione e azione, continuerai a ferire e sentirti ferito.
Il respiro può salvarti da te stesso.
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Rabbia incontrollata
Ti infiammi facilmente, urli, accusi, distruggi. La rabbia, se repressa, esplode; se negata, corrode. Ma se ascoltata, può guidarti. Dietro ogni esplosione c’è una ferita non vista. La rabbia non è il nemico: è un messaggero. Domarla non significa reprimerla, ma imparare a trasformarla in forza consapevole.
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Cecità interiore
Non ti osservi, non rifletti, non ti domandi il perché delle tue azioni. Vivi in automatico, trascinato dalle abitudini. Ma la mancanza di consapevolezza è terreno fertile per il dolore inconsapevole. Guardarti dentro fa paura, ma è l’unico modo per interrompere il ciclo di sofferenza che forse anche tu stai perpetuando.
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Controllo mascherato
Decidi per l’altro, “per il suo bene”. Dietro la cura si nasconde il bisogno di controllo.
Forse ti spaventa la libertà altrui, perché non sai stare nella tua. Ma controllare non è amare: è cercare di gestire l’insicurezza.
Amare davvero significa lasciare liberi, anche a costo di perderli.
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Giudizio costante
Critichi, etichetti, svaluti. Lo fai per
“aiutare”, dici. Ma il giudizio rivela più su chi lo emette che su chi lo riceve. Chi giudica troppo spesso è in guerra con se stesso. Smetti di guardare l’altro con durezza. Inizia a osservarti con gentilezza: è lì che inizia la trasformazione.
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Freddo distacco
Ti chiudi nel silenzio, neghi l’affetto, diventi distante quando qualcosa ti ferisce. II distacco non è protezione, è punizione. E un modo sottile per far sentire l’altro sbagliato. Ma ogni muro che costruisci fuori, è un muro che hai già dentro. La vera forza sta nel restare, non nel fuggire.
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Svalutazione subdola
Fai sentire l’altro “mai abbastanza”, anche senza volerlo. Lo critichi, lo correggi, lo paragoni. Dietro la svalutazione c’è spesso una paura profonda: quella di non valere.
Umiliare, anche con ironia, è un veleno sottile. Se vuoi crescere, impara a valorizzare: il rispetto è la vera moneta delle relazioni sane.
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Colpa strumentale
Fai leva sulla colpa per farti ascoltare, ottenere ciò che vuoi o evitare il confronto.
È una forma di manipolazione potente, spesso inconsapevole. Ma la colpa immobilizza e avvelena. Se ami davvero, non userai mai la sofferenza dell’altro per guadagnare potere. L’amore non umilia:
accompagna.
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Paura del confronto
Eviti i conflitti, ma accumuli rabbia. Non esprimi ciò che provi, ma covi rancori. La paura del confronto ti porta a mentire, tacere, esplodere. Ma il confronto è il cuore vivo della relazione. Non ferisce chi lo pratica con coscienza: libera. Impara a dirti con verità. L’altro lo sentirà.
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Aspettative irrealistiche
Ti aspetti che l’altro ti completi, legga nel tuo cuore, sappia cosa vuoi senza che tu lo dica. Ma questo è un copione infantile. Le relazioni mature si costruiscono nella chiarezza. Se pretendi troppo, riceverai frustrazione. Chiedi ciò che desideri, senza pretese: è lì che nasce l’incontro autentico.
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Resistenza al cambiamento
Ogni volta che ti viene fatto notare un limite, ti difendi, ti giustifichi, ti chiudi. Non vuoi vedere. Ma la crescita inizia proprio lì, nel punto cieco che l’altro ti mostra.
Rifiutare il cambiamento è scegliere la stagnazione. E nessuna relazione può fiorire dove l’anima è in letargo.
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Proiezione inconscia
Attribuisci agli altri emozioni, colpe, intenzioni che in realtà ti appartengono.
Vedi l’altro con le lenti delle tue ferite. Ogni relazione diventa uno specchio deformante. Ma ciò che ti irrita, spesso parla di te. Smetti di proiettare. Guarda dentro. Il tuo mondo esterno cambierà solo quando cambierà il tuo sguardo.
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Fuga dalla solitudine
Stai con qualcuno solo per non stare con te stesso. Ti aggrappi, ti perdi, ti annulli. Ma nessuno può colmare il vuoto che hai dentro. Finché non impari a stare solo, cercherai nell’altro ciò che spetta a te costruire. La solitudine non è un nemico: è una maestra.
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Disconnessione Spirituale
Hai dimenticato chi sei. Vivi nella mente, nel fare, nel dovere. Ma il cuore è scollegato. Sei disconnesso dal tuo centro, dalla tua verità. Una persona tossica non è cattiva: è solo smarrita. Ma chi si ferma, respira e ascolta può ritrovare la strada verso casa. E tornare a Sé.

