Rchiedi
Consulenza

Il rapporto con il padre influenza le nostre relazioni future?

Un blog di psicologia e sessuologia è un sito web che fornisce informazioni e consigli sulle tematiche relative alla psicologia e alla sessuologia. Il contenuto di un blog di psicologia e sessuologia può variare, ma di solito include articoli informativi, consigli pratici, recensioni di libri o prodotti relativi a queste tematiche, e risposte a domande frequenti.

Teresa Colaiacovo - Il rapporto con il padre influenza le nostre relazioni future?

Ci sono padri padroni e padri assenti, padri protettivi e padri fragili. E tutti lasciano il segno: Per una bambina il padre è il primo oggetto d’amore dell’altro sesso, un riferimento affettivo che condiziona il nostro rapporto con i futuri partner.

Il modello impossibile

La relazione col padre resta comunque una tappa fondamentale nel definire la nostra relazione con gli altri, e le difficoltà non nascono solo dai padri problematici. Anche un padre meraviglioso può creare problemi, se non si riesce a superare la fase infantile dell’idealizzazione arrivando a vederne i limiti, perché poi trovare un partner all’altezza diventa difficile, in questo caso, una relazione può funzionare quando il padre è ancora presente nella vita della figlia permettendole di vivere un rapporto di coppia con un uomo che le è vicino in modo diverso, ma è un equilibrio che può saltare. Anche perché le persone cambiano, e così le relazioni:

Il rapporto con un padre non è lo stesso a venti anni o a quaranta, più cresciamo e più ci rendiamo conto che certe dinamiche non funzionano più, e se il padre biologico invecchia o viene a mancare potremmo stancarci di avere accanto un partner bambino. Ci sono casi poi in cui col genitore si crea una relazione simbiotica, a volte anche sul lavoro, penso a certi imprenditori, uomini autorevoli per cui la figlia è la vera compagna. E spesso queste figlie sono donne in carriera, autorevoli e capaci, guerriere che però rifuggono dall’intimità e non riescono a chiedere aiuto.

Quando una figlia diventa genitore

Ci sono poi i padri assenti, perché lontani e disinteressati - e in questo caso le figlie possono cercare nel partner una figura sostitutiva, qualcuno in grado di dare loro quello che è mancato - oppure assenti nella loro funzione paterna perché fragili, magari a causa di una malattia o una dipendenza. In questo caso le figlie assumono un ruolo genitoriale, e poi cercheranno compagni che hanno bisogno di essere accuditi perché crescono convinte che solo così potranno essere amate. E quando magari subentrano problemi veri, come una malattia, se non hanno intrapreso un percorso di crescita personale che aiuta a svincolarsi da questi schemi rischiano di non farcela più e magari ammalarsi.

Lo sguardo che costruisce l’autostima

In ogni caso, lo sguardo del padre influenza il modo in cui vediamo noi stesse: Un buon padre accresce l’autostima della figlia: “Essere viste come belle aiuta a vivere bene la propria femminilità, mentre un giudizio negativo pesa, è qualcosa con cui rischiamo di fare i conti”.

Mendicanti o imperatrici in amore

E condiziona il nostro modo di amare:

-l’amore bisogno

- l’amore dono:

Possiamo essere delle mendicanti che accettano qualunque cosa pur di essere amate e accolte, oppure imperatrici coscienti del proprio valore che condividono con l’altro la propria gioia di esistere, tenendo presenti che si può essere imperatrici nella vita professionale e mendicanti in quella personale, magari perché non abbiamo mai avuto da nostro padre un riconoscimento di quel tipo.

Artemide, Atena o Era

Ovviamente non tutte le donne reagiscono allo stesso modo all’atteggiamento dei padri: ci sono tratti psicologici diversi - legati all’autonomia, alla dipendenza, alla capacità relazionale - spiegati bene con gli archetipi ispirati alla mitologia greca, le dee vergini Artemide e Atena e le dee dipendenti, Era la sposa, Persefone eterna figlia e Demetra la madre. In realtà nessun tratto caratteriale è sbagliato, in tutte noi ci sono aspetti diversi: di solito ne abbiamo uno o due dominanti, l’importante è che nessuno sia soffocato o ignorato.

Una donna Artemide molto legata a un padre autoritario e coercitivo, per esempio, può ribellarsi ma anche distaccarsi emotivamente evitando le relazioni, mentre chi ha la dipendenza come tratto dominante può sviluppare un comportamento sottomesso da brava bambina, l’atteggiamento tipico delle donne che si annullano nella relazione e magari non hanno il conto in banca perché se ne occupa il marito.

L’obiettivo non è la perfezione

Senza dimenticare che ogni relazione è in qualche modo un compromesso: L’obiettivo non è la perfezione, ma un attaccamento sicuro, “Alle mie pazienti, cerco di insegnare a conoscersi, a essere coerenti con quello che sono e a ridefinire le etichette che vengono dalla loro storia personale”.

Seguimi su Instagram