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Anche gli uomini hanno paura: le 5 paure maschili e il significato della “crisi”

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Teresa Colaiacovo - Anche gli uomini hanno paura: le 5 paure maschili e il significato della “crisi”

Durante le sedute di terapia, le donne dicono spesso che gli uomini hanno vita facile. Noi donne abbiamo molte ansie e paure, e loro (bast…) si divertono e basta! E non hanno il ciclo. Siamo d’accordo con l’ultimo punto, ma la questione delle ansie e delle paure non è così semplice.

Il fatto è che le paure degli uomini sono molto simili a quelle delle donne, anche se è difficile da credere. Possono avere un focus leggermente diverso, ma l’essenza è la stessa. La nostra esperienza di lavoro con gli uomini (anche loro vanno dallo psicologo per chiedere aiuto), ci consente di affermarlo con molta sicurezza.

Allora, di cosa hanno paura gli uomini? Ecco l’elenco delle paure più frequenti:

1. … di invecchiare e non essere attraente.

Sì, questo non riguarda solo le donne. Il compleanno imminente rende gli uomini ansiosi quanto le donne. I capelli grigi, la perdita di forza nei muscoli, le rughe fanno pensare agli uomini che la loro avvenenza stia svanendo e che…non siano più lo “schianto” di 10 anni fa. È durante questa fase che gli uomini spesso trovano giovani fidanzate, per dimostrare a sé stessi di poter vincere la battaglia con l’età.

Giacomo sta studiando il suo riflesso nello specchio. Oggi compie 50 anni. 50! Ha la pancia prominente, ha già più capelli grigi che neri…Fra non molto le belle donne non guarderanno più nella sua direzione…E cosa lo aspetta? Vecchiaia e debolezza? Ehhh …

2. …di fare brutte figure a letto.

La forza maschile, la capacità di essere bravo a letto è uno dei pilastri più importanti su cui si costruisce l’autostima maschile. Se qualcosa in quest’area non va, emerge la paura di “combinare casini”, cosa che, in linea di massima, influisce notevolmente sull’erezione e sulla fiducia di un uomo nelle sue capacità. Oltre ai reali problemi di salute nella sfera intima, anche l’indelicatezza del partner, l’eccessiva fissazione su questo argomento e i fallimenti sessuali una tantum possono far preoccupare gli uomini per la loro abilità a letto. Le donne hanno paura di essere poco attraenti, di non piacere, e gli uomini di risultare cattivi amanti.

Influenzato da un periodo di stress prolungato, Mario ha vissuto un momento imbarazzante a letto con una nuova ragazza. Lei ha detto qualcosa del tipo: “Beh…sarebbe stato meglio se non ci avessimo provato. Forse hai bisogno di prendere delle pillole?”. E così, Mario ha perso la sua tranquillità. Ora ha paura del sesso, ha paura che le cose non funzionino. E ha iniziato ad avere problemi, perché la paura e l’ansia bloccano letteralmente tutto nel nostro corpo.

  • 3. …di non realizzarsi professionalmente.

Qui possiamo aggiungere la paura di non guadagnare abbastanza e di non poter sostenere la famiglia. Se quest’area non è stabile, un uomo può letteralmente perdere la capacità di godersi la vita: essere felice, avere desideri sessuali e desiderare qualsiasi cosa. Le donne, tra l’altro, spesso non capiscono questa fissazione per il lavoro. Si arrabbiano pensando che l’umore dei loro partner possa peggiorare a causa del lavoro…

Negli ultimi sei mesi, Gregorio ha avuto problemi sul lavoro. La sua start-up, dove ha investito tutto quello che aveva, è sull’orlo del fallimento a causa della pandemia. È estremamente preoccupato di non essere in grado di mantenere sua moglie e di essere obbligato a chiedere dei soldi ai suoi genitori. L’indipendenza finanziaria, raggiunta con tanto duro lavoro, sta svanendo come una nebbia mattutina. E sua moglie Barbara si arrabbia perché non è attento ed è “fissato” sul suo lavoro. “È solo un lavoro!”

  • 4. …di mostrare i propri sentimenti.

Oh, potremmo scrivere dei trattati su questo. “I ragazzi non piangono”: questo viene insegnato ai bambini dell’asilo. Una volta adulti, quei ragazzi cercano in ogni modo possibile di non mostrare le loro emozioni, di trattenere la loro gioia, di non mostrare la frustrazione e, ancor di più, le lacrime. Dopotutto, questo significa “essere deboli”. Hanno anche difficoltà con le emozioni degli altri: non è chiaro cosa fare a riguardo e come comportarsi.

Nessuno ha mai visto Maurizio sconvolto. Qualunque cosa accada, è sempre composto. Nessun muscolo del suo viso tradisce le vere emozioni che sta provando. Quando era piccolo, suo padre lo chiamava “bambino piagnucoloso” ogni volta che mostrava i suoi sentimenti.

  • 5. …di essere “usato”.

Anche questa paura è simile ad una paura femminile. E se stare con me fosse semplicemente vantaggioso per il mio partner? E se avesse bisogno soltanto dei miei soldi/casa/status? La paura di non essere amati può letteralmente paralizzare una persona (indipendentemente dal sesso), soprattutto se c’è un vissuto traumatico.

Francesca e Cristiano si sono tenuti a reciproca distanza per molto tempo. Entrambi avevano paura. L’ex di Francesca era un gigolò che non aveva fatto altro che spillarle soldi. Cristiano era preoccupato che lei non avesse bisogno di lui, ma della sua bella casa e della sua stabilità finanziaria. Hanno passato due anni girandosi attorno, studiandosi a vicenda, cercando di notare ogni piccola “conferma” dei loro sospetti.

Non siamo poi così diversi, alla fine. Anche se dicono che “gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, entrambi i sessi sono ugualmente vulnerabili. E abbiamo paura di cose molto simili…

APPROFONDIMENTO SULLA CRISI DEL GIOVANE ADULTO CHE CERCA DI AFFERMARSI NELLA SOCIETÀ

La parola crisi viene solitamente accostata, nel linguaggio comune, a qualcosa di negativo: tristezza, ansia, sofferenza. In realtà krisis, in greco antico, significa scelta, punto di svolta, cambiamento annunciato. In un momento storico di grandi rivolgimenti come quello attuale, l’immagine del maschile è assai dibattuta e il suo ruolo è in costante trasformazione.

La questione è complessa, difficile da sintetizzare, ma sta di fatto che la prima conseguenza di questa crisi è un disagio psichico assai diffuso nei giovani maschi dai 25 ai 40 anni. Disagio spesso silenzioso, sussurrato, ma non meno rilevante di altre criticità del nostro tempo.

I più timidi e sensibili sono maggiormente in difficoltà e soffrono di ansie, paure, flessioni dell’umore, somatizzazioni. In alcuni si osserva un calo dell’autostima all’interno della coppia; tale senso di inadeguatezza si riverbera anche nel lavoro, specie nei rapporti con l’autorità.

Alcuni fra i più giovani, combattuti fra esigenza di libertà e bisogno di amore, si trovano in un vicolo cieco: la libertà li affascina, la solitudine li deprime, l’amore li fa sentire incatenati.

Ma la questione è ben più complessa.

Con l’avvento dell’economia industriale, il modello di famiglia patriarcale, legato a un’economia agricola, ha dato origine alla famiglia nucleare che oggi è sostenuta dal lavoro di entrambi i partner. L’organizzazione sociale maschio-centrica, perpetuatasi per milioni di anni, è sempre più alle corde, sottoposta ad aspra critica. Così come le giovani donne lavoratrici non vogliono più riferirsi al modello delle loro madri, così i maschi non possono più riferirsi a un modello di virilità fondato sulla forza, sulla prevaricazione e sul principio di autorità.

I giovani uomini di oggi si sentono smarriti e soffrono una condizione di impotenza. Sul posto di lavoro molti si sentono in soggezione rispetto ai loro superiori; nella coppia assumono atteggiamenti di sudditanza passivo-aggressiva. Qualcuno, con la donna, tenta di affermare la propria identità con la superiorità di genere e con la sopraffazione (che, in casi estremi e laddove il maschio non accetta di essere lasciato, può giungere persino alla follia femminicida). Non potendo più contare sulla predilezione che ricevevano dalle madri, i più appaiono disorientati di fronte a una donna in fase di rimonta, pervasa da forte necessità di acquisire un suo ruolo nella società.

L’antico mito della virilità ha delineato da sempre il profilo di un maschio che si tiene orgogliosamente lontano dalla sfera emotiva (ascolto, auto-ascolto, riflessione, auto-critica, empatia) considerata di competenza femminile. Molti giovani uomini, educati alla manualità, al pensiero razionale e con studi tecnico-scientifici alle spalle, non parlano la lingua delle emozioni: si occupano di ciò che si vede, si tocca, si misura e si monetizza.

I grandi limiti comunicazionali dell’uomo di ieri, che il sistema tollerava, risultano oggi sempre più evidenti in una coppia e in una società che non li tollera più. L’uomo senza qualità, l’anti-eroe del novecento è diventato l’uomo senza nome degli anni duemila.

La situazione del giovane è confusa e contraddittoria. Da un lato il mondo del lavoro gli richiede aggressività, dall’altro la donna gli chiede presenza, assertività e confronto. Nella coppia, ciò che dovrebbe portare all’incontro diventa spesso silenzio o scontro. Rapporti burrascosi, liti più o meno sotterranee in cui ciascuno si difende attaccando. In altre parole, la logica della guerra.

Sarebbe auspicabile, nell’ottica di una krisis che significa cambiamento, che i giovani maschi alzassero la testa, non per combattere le donne, ma le proprie depressioni. Invece di sentirsi in caduta libera dovrebbero reagire, concepirsi all’alba di un cammino evolutivo. In che modo? Non lasciandosi sopraffare dai troppi pensieri lavorativi, aprendosi al dialogo e alla comprensione, esprimendo emozioni e posizioni personali senza timore di apparire deboli, comunicando una forza interiore che dà sicurezza alla famiglia. Saranno loro i giovani padri che aiuteranno a far crescere i propri figli in modo sereno e armonioso.

 

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