Un ragazzo come tanti, solitario e impacciato, finito suo malgrado in una vicenda kafkiana, oppure un killer spietato e calcolatore, in grado di ingannare per 19 anni la giustizia e i familiari della vittima, che lo hanno sempre difeso? L’inchiesta ha il compito di stabilire la verità.
Chi è Andrea Sempio? Il ragazzo un po’ impacciato, solitario e quasi «disadattato» (cit. il suo ex avvocato Massimo Lovati), con pochi amici e senza mai una vera fidanzata, cresciuto nella profonda provincia pavese e piombato per la seconda volta in un incubo orchestrato soltanto per ottenere la revisione di Alberto Stasi? Oppure è un assassino, così lucido da ** ** ingannare per quasi 19 anni perfino i familiari della sua vittima, così spietato da andare in questi mesi di indagini in ogni tv a giurare la propria innocenza al tribunale mediatico di casalinghe ed esperti di crime, così diabolico da farsi difendere dall’avvocata-amica che faceva parte della stessa compagnia frequentata proprio negli anni del delitto di Garlasco.
Un killer che per riuscire a farla franca sarebbe anche, così come sostiene l’accusa della procura di Brescia, riuscito a corrompere gli inquirenti che nove anni fa indagarono su di lui. Un «violento», «disturbato», «sessualmente represso»chesu un forum online di seduzionegiustificava con oscene teorie stupri e abusi sulle donne.
Dentro al caso di Garlasco c’è una storia nella storia. Da perfetto sconosciuto, a presenza quotidiana in ogni trasmissione televisiva, Andrea Sempio, 38 anni, commesso in un negozio di telefonia a Voghera, in questo anno e mezzo di indagine è diventato - indipendentemente dalla sua colpevolezza, e dall’eventuale futuro giudiziario di questa vicenda - un enigma capace di dividere il pubblico. A marzo 2025, quando venne resa pubblica l’indagine della procura di Pavia e dei carabinieri di Milano, Andrea Sempio sembrava un ragazzo uscito dal nulla e catapultato in una vicenda nella quale non sapeva neppure come muovere un passo. Il maglione pesante, i capelli spettinati, le interviste con lo sfondo dei campi della periferia di Voghera dove aveva scelto di andare a vivere da solo, un piccolo appartamento isolato, in una location improbabile per uno scapolo di 38 anni.
Poi erano arrivati gli studi televisivi, come aveva già fatto nel 2017 quando si presentò a Quarto Grado il giorno prima dell’interrogatorio davanti ai magistrati di Pavia: tranquillo, pacato, l’aspetto molto curato, sicuro di sé, convincente. Ad ogni nuova svolta delle indagini Sempio ha risposto davanti alle telecamere, negando, aggiungendo, a volte aggiustando parole dette in precedenza.
Sono stati proprio questi ricordi a intermittenza, che aumentavano man mano che gli investigatori aggiungevano pezzetti alla storia, a far perdere lentamente l’iniziale aura protettiva del pubblico. Nel processo mediatico, ogni parola viene vivisezionata e mentre cresceva la sicurezza di Sempio davanti alle telecamere e ai presentatori, dall’altro lato aumentava l’attenzione di chi coglieva l’impostazione delle sue parole, l’attenzione con la quale evitava di affrontare i nodi più spinosi.
Negli ultimi mesi ha abbandonato quei maglioni un po’ fuori moda e un po’ grunge,ha rimesso la camicia bianca e così si è presentato in una sorta di udienza televisiva davanti ai giornalisti-opinionisti rispondendo alle solite domande. Andrea Sempio e i suoi legali hanno sempre selezionato con cura i loro interlocutori. Ma lentamente gli spietati meccanismi della comunicazione hanno sgretolato anche la sua narrazione a volte precisissima e a volte confusa. Lentamente è cresciuto il fronte dei colpevolisti, sia ben chiaro senza conoscere un atto dell’indagine, ma solo sulla base di presunzioni e convinzioni. Le stesse che a modo loro in passato avevano portato alla condanna mediatica, ancor prima di quella dei giudici, di Alberto Stasi, il biondino dagli occhi di ghiaccio.
Sono i meccanismi del processo televisivo ai quali Sempio non si è mai sottratto, accettandone in qualche modo anche queste grottesche regole, nella speranza forse di riuscire a convincere anche i magistrati. Davanti a loro, però, per due volte, ha scelto di non parlare. Anche questo ha contribuito a scalfire il suo personaggio. Non a caso nell’ultima settimana ci sono stati dei repentini distinguo, delle giravolte sorprendenti, anche in chi fino a pochi giorni prima aveva sempre offerto una vetrina incondizionata al perseguitato-innocente.
Per la legge italiana Andrea Sempio è, e resterà, innocente fino al terzo grado di giudizio. Le accuse mosse contro di lui dalla procura di Pavia non hanno ancora avuto neppure il vaglio di un giudice. I tempi del tribunale del popolo però sono diversi e già c’è chi è pronto ad emettere la propria sentenza. Se Andrea Sempio dovesse risultare innocente e completamente estraneo da questa storia, il suo sarebbe un caso non di persecuzione giudiziaria, visto che le indagini servono appunto a stabilire se ci siano meno responsabilità, ma di un incredibile gioco di sfortuna e coincidenze che hanno trasformato questo tranquillo ragazzo di provincia, un po’ sfigato, in un nuovo Josef K.. Un caso destinato ad essere studiato per ricordare come le suggestioni, le impressioni, e i pettegolezzi, possono in qualche modo distruggere l’immagine di una persona perbene.
Ma se invece non fosse così, allora sarebbe l’incredibile racconto di un inganno andato in scena per 19 anni, in grado di convincere anche parte del pubblico televisivo. Un assassino capace di mentire a rete unificate, capace di tradire l’amicizia con il fratello di Chiara, Marco,e la fiducia incondizionata, quasi al limite dell’atto di fede, che la famiglia Poggi gli ha sempre accordato. Un assassino in grado di vivere con il peso di un delitto in tutti questi anni, indifferente all’idea di avere spedito in carcere un innocente, e capace di continuare ad ingannare ed abbracciare i familiari della ragazza che ha ucciso.
L’inchiesta è alle battute finali, tra poco si capirà quale dei due Sempio abbiamo conosciuto in questi anni.

