Marco Pennesi, 62 anni, è stato ucciso il 1° luglio nella sua abitazione a Civitanova Marche, sul lungomare nord, al culmine di quella che gli inquirenti definiscono una relazione turbolenta con la compagna, Isabella Di Mattia, 33 anni, indagata per omicidio volontario aggravato dal rapporto sentimentale. La donna, interrogata nella notte e assistita dal proprio legale, ha ammesso di aver ucciso Pennesi sostenendo di essersi difesa.
A raccontare a Cronache Maceratesi i retroscena del rapporto tra le due vittime sono Roberto Angelini, definito un amico fraterno di Pennesi, e Lorenzo Gattafoni,
titolare del negozio di alimentari frequentato dalla coppia.
«La voleva salvare»
Marco «si era innamorato» di Isabella, racconta Angelini: «Era una persona buona e voleva salvare questa ragazza che è stata in carcere a Modena». L’amico ricorda che Pennesi andava a trovarla
«una volta a settimana», e che si occupava anche di sostenerla economicamente durante la detenzione:
«Marco mi chiedeva di inviarle i soldi in carcere per suo conto perché lui non aveva il conto corrente bancario.
Le ho girato i soldi per qualche mese, fino a quando non è uscita». Ma, da quanto emerge, la coppia era tutt’altro che serena.
I due, racconta ancora Angelini, «stavano insieme da qualche anno, dopo la pandemia», ma «litigavano spesso». Da quando ha conosciuto Isabella, Marco
«era peggiorato», diventando «più nervoso». Il rapporto seguiva un andamento altalenante: «Lei stava con lui per un po’, dopo qualche giorno andava via, poi ritornava», e Pennesi «ci rimaneva male di questi atteggiamenti».
Nonostante tutto, aggiunge l’amico,
Marco restava legato a lei: «Era innamorato e diceva che voleva aiutarla».
Di lui, Angelini conserva il ricordo di una persona mite: «Non ha mai fatto male a nessuno. Ci conoscevamo da quando eravamo piccoli».
Anche Lorenzo Gattafoni, titolare dell’Alimentari Long Beach, negozio frequentato da Pennesi, ha offerto al quotidiano la propria testimonianza sulla coppia, confermando la presenza di Isabella in casa dell’uomo nei giorni precedenti l’omicidio: «Era a casa con lui da qualche giorno. Veniva qui, comprava qualcosa da bere e andava via. Suo papà sta a Teramo e la mamma lavora all’ospedale di Civitanova Alta. Ha anche un figlio avuto da un’altra persona».
Il profilo psicologico della 33enne Isabella Di Mattia, accusata dell’omicidio volontario del compagno Marco Pennesi a Civitanova Marche, è attualmente al vaglio degli inquirenti. La donna si trova reclusa e gli elementi principali emersi delineano i seguenti tratti:
- Sopravvivenza e legittima difesa: Durante i lunghi interrogatori, la Di Mattia ha ammesso di aver colpito l’uomo, ma ha fermamente sostenuto di aver agito per difendersi da un’aggressione. Ha descritto Pennesi come un uomo con atteggiamenti prevaricatori e violenti.
- Stato confusionale post-evento: Le forze dell’ordine l’hanno trovata nell’abitazione in evidente stato di shock. Nella sua borsa è stato rinvenuto il coltello utilizzato, e la ricostruzione dell’omicidio si focalizza sulla dinamica complessa della lite.
- Contesto di vulnerabilità: Amici della vittima hanno riferito che l’uomo, pur consapevole delle difficoltà della donna, era innamorato e cercava di aiutarla economicamente.
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Perizie in corso: Non sono ancora state depositate perizie psichiatriche ufficiali, ma le indagini coordinate dal sostituto procuratore Enrico Riccioni mirano ad accertare la sua reale capacità di intendere e volere al momento dei fatti.
Una figlia lontana e il lavoro da barista: la vita di Di Mattia prima dell’omicidio
Isabella Di Mattia ha 34 anni ed è originaria di Civitanova Marche. “È una giovane sola”, ha detto ancora l’avvocato descrivendo Isabella Di Mattia. La donna avrebbe colpito il compagno al braccio con un coltello a serramanico e non avrebbe poi chiamato i soccorsi perché “lui non voleva”. Entrambi, secondo la versione della donna, avrebbero sottovalutato quella ferita che solo dopo si sarebbe rivelata mortale. Di Mattia nega di averlo colpito anche alla testa, ma i primi rilievi del medico legale indicherebbero la presenza di ferite al capo compatibili con un oggetto contundente.
Il delitto sarebbe maturato “in un contesto di violenza” tale da spingere la donna a lasciare le Marche per stabilirsi altrove. Dopo un breve periodo trascorso in carcere, terminato a dicembre, si è trasferita a Palestrina, nella città metropolitana di Roma, dove era in cerca di un impiego come barista.
“Mesi prima le avevo consigliato di allontanarsi da Civitanova proprio perché mi aveva raccontato che subiva aggressioni”, sottolinea il legale che la seguiva anche prima dell’omicidio.
Da pochi giorni però era tornata a Civitanova dove aveva incontrato il suo ex compagno, Pennesi, con il quale aveva brevemente riallacciato la relazione. I due si erano lasciati, secondo quanto dichiarato dal legale di lei e anche dalla 34enne nel corso dell’interrogatorio, perché lui era “geloso e violento”, e ci sarebbero già state delle precedenti aggressioni in cui Di Mattia sarebbe stata la vittima.
“È una vittima, è stata sempre un po’ ‘bastonata’. Era una donna sola che ha trovato rifugio presso qualche conoscente”. La donna adesso si trova nel carcere di Pesaro. L’udienza di convalida del fermo è fissata per sabato mattina.
La confessione: “Dopo ho fumato crack”
Intorno alle ore 18.30 del primo luglio alcuni vicini hanno segnalato alle Forze dell’ordine rumori e urla provenienti dalla mansarda in cui viveva Pennesi. Al loro arrivo, gli inquirenti hanno trovato il 62enne in una pozza di sangue e Di Mattia in uno stato confusionale dovuto all’uso di crack.
Secondo le dichiarazioni della donna, il delitto sarebbe avvenuto a seguito di una lite e lei avrebbe impugnato il coltello allo scopo di difendersi. Lei lo avrebbe colpito al braccio con un coltello ma insieme avrebbero scelto di non chiamare l’ambulanza. Entrambi sono gravati da precedenti pensali.
Le condizioni di Pennesi si sarebbero aggravate velocemente, tanto che all’arrivo della Polizia l’uomo era già morto in una pozza di sangue. Le cause esatte del decesso, così come la presenza di altre ferite, dovrà essere confermata con l’autopsia.

