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Il profilo psicologico di Anna Democrito: non è mai solo un raptus

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Teresa Colaiacovo - Il profilo psicologico di Anna Democrito: non è mai solo un raptus

Non chiamatelo un semplice gesto d’impeto, perché allora chiunque di noi potrebbe lanciarsi dal balcone stasera stessa, anche io e lei con i nostri figli. Non diciamo fesserie”. Così lo psichiatra Paolo Crepet, interviene sulla tragedia che si è consumata nella notte a Catanzaro. Una donna si è lanciata dal terzo piano di un edificio insieme ai suoi tre figli. Morti sul colpo la donna e due bambini; la terza figlia, di 6 anni, è ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale del capoluogo calabrese in condizioni gravi. Ignote al momento le cause del gesto disperato. La 46enne, secondo la stampa locale, viene descritta dai vicini come “schiva e molto religiosa”; “soffriva di lievi disturbi psichici”, ma “nulla che lasciasse presagire un tale epilogo”.

la retorica della ‘donna molto religiosa’: potrebbe essere il segno che non abbiamo capito nulla. Questa madre era semplicemente sola, profondamente sola. Il suo disagio non è stato intercettato da nessuno. Se avesse avuto anche solo un’amica presente, forse quel dolore sarebbe stato colto e lei sarebbe stata aiutata”.

La solitudine profonda che spesso si cela dietro l’apparente normalità di chi viene descritto dai vicini come “schivo” o “riservato”. il fulcro del problema non è la fede o la condotta morale, ma l’assenza di una rete di supporto reale. le consuete letture superficiali che accompagnano questi eventi (come potrebbe essere anche il mio scritto) vanno a semplificare disagi più profondi, che difficilmente si innescano in maniera improvvisa.

Nonostante le cronache locali accennino a “lievi disturbi psichici”, spesso l’elaborazione di un dolore insopportabile è un processo umano complesso che non può essere liquidato con definizioni sbrigative. Dobbiamo avere il coraggio di dire che oggi la solitudine totale è il vero problema, e non mi riferisco al luogo della tragedia perché è un fenomeno che riguarda il Paese intero, tutti sui social e zero relazioni umane profonde.

Tante connessioni, ma zero relazioni VERE.

Io non so se la donna fosse seguita o no, non lo posso sapere, ma dire che era una ‘brava donna’ non serve a nulla. Serve riconoscere che siamo esseri umani, non macchine, e che il dolore richiede tempo e presenza per essere gestito. Certamente l’elaborazione di un dolore così insopportabile non avviene in poche ore.
Un gesto estremo come il lancio dal balcone, spesso associato a figlicidio-suicidio, è interpretato non come un atto d’impeto, ma come l’esito di una solitudine profonda e insostenibile, un disagio non intercettato. Rappresenta una tragica rottura psichica in cui la madre, sentendosi sola e priva di rete di supporto, percepisce la morte come l’unica via d’uscita per sé e per i figli.

Aspetti Psicologici Chiave:

  • Solitudine ed Isolamento: La mancanza di supporto relazionale è centrale, trasformando il disagio in una trappola mentale.
  • Prospettiva Distorta: Il soggetto può vivere una condizione di disperazione tale da alterare la percezione della realtà, portando a pensare che i figli siano parte del proprio destino.
  • Non è un “Raptus”: Gli esperti sottolineano che solitamente non si tratta di un atto impulsivo improvviso, ma spesso l’epilogo di un disagio profondo e prolungato non diagnosticato o trattato.
  • Assenza di Aiuto: Spesso chi compie tale gesto viene descritto come “riservato”, indicando un isolamento che ha impedito a segnali di disagio di emergere.

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