Perché abbiamo paura di scrivere per primi dopo un appuntamento?
Si salgono le scale, ci si chiude la porta alle spalle, si calciano via i tacchi e arriva il momento di sdraiarsi sul divano e fare i bilanci, confrontare le aspettative con la realtà. Com’è andata? Lui com’era? Che impressione ho fatto? Perché ha detto quella frase salutandomi? Dobbiamo aggiornare le amiche che vogliono sapere se è stato l’ennesimo date horror, dobbiamo ripercorrere minuto per minuto la serata e compararla con il film nelle nostre teste. E poi c’è da aspettare. Aspettare perché si apre la solita fase:scrivergli o non scrivergli? Attendere pazientemente che sia lui a inviare il messaggio o fare il primo passo? Nel 2026 siamo emancipate, indipendenti, ben idratate e non abbiamo tempo da perdere, eppure la questione di chi scrive per primo resta uno nodo difficile da sciogliere con leggerezza.
Vogliamo essere desiderate», Abbiamo bisogno di vederci desiderabili negli occhi di qualcuno, e quel messaggio dopo il primo appuntamento, rappresenta proprio questo, uno sguardo che ci raggiunge anche a distanza. Per questo finiamo per dargli molta importanza: Quando dopo il primo appuntamento c’è silenzio, questo viene letto quasi sempre come un giudizio su di noi. Di fatto, si pensa che la reazione dell’altro sia prodotta da noi. E questa lettura la facciamo sempre in base all’idea che abbiamo di noi stessi dimenticandoci, però, che anche l’altro ha una sua storia, un suo sentire, un suo modo di funzionare. È spesso una questione di prospettiva: il focus va in automatico su quello che l’altro potrebbe volere, sulle sue reazioni e i segnali che ci troviamo ad analizzare: un like a una storia, un commento a un post, poi giorni di silenzio. Si crea l’impasse. A volte finiamo per vivere in una commedia, lei è sul divano, telefono in mano, e non scrive perché “una ragazza non scrive per prima”. Lui anche è sul divano, dall’altra parte della città, e non scrive perché ha paura di sembrare invadente, o perché legge il silenzio di lei come un no gentile. Si piacciono entrambi, e il telefono resta muto da ambo le parti. Le regole che abbiamo ereditato finiscono per parlare al posto nostro, e spesso dicono cose che non pensiamo affatto». Capita che tutta l’attenzione sia posta sul pericolo di venire rifiutate o sull’ansia di sembrare troppo desideranti o “disperate” e solo dopo ci chiediamo cosa vogliamo davvero da quella persona, se davvero ci sembra giusta per noi. A volte tratteniamo il respiro e scriviamo per prime consapevoli che il farsi desiderare è pur sempre un cliché. Altre volte, invece, ci imponiamo l’attesa. E aspettare ha anche un piccolo vantaggio, Finché non scrivi, la storia può ancora andare benissimo, e magari lui ti sta pensando proprio adesso. Scrivere vuol dire uscire dalla fantasia ed entrare nella realtà, che potrebbe dare una risposta diversa da quella sperata. Per questo un messaggio di dieci parole a volte richiede il coraggio di un discorso.
Perché lo snodo del chi scrive per primo è così cruciale? Un primo appuntamento è, prima di tutto, l’incontro tra due attese. Ci si arriva con un’immagine dell’Altro, costruita magari su qualche foto e su settimane di messaggi, e con un’immagine di sé che si spera di riuscire a mostrare. A ben vedere, a quel tavolo ci si siede in quattro: le due persone reali e le due che ciascuno aveva immaginato. La serata serve anche a questo, a scoprire quanto si somiglino. Per questo siamo concentratissimi su noi stessi: sappiamo benissimo che non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione, ci controlliamo di continuo e intanto ci chiediamo se stiamo piacendo. Per questo il messaggio del dopo diventa così importante. Una volta chiuso il portone di casa, della serata ci restano impressioni confuse e un mucchio di domande: quel messaggio è la prima risposta concreta. Ci dice se ci sarà una seconda puntata o se resterà un episodio pilota. Sotto tutto questo c’è una domanda molto tenera, in fondo: quello che ho sentito io, l’ha sentito anche l’altro? Sono rimasta un po’ nella sua testa, dopo che ci siamo salutati?»
Che dinamiche apre l’attesa dal punto di vista personale? L’attesa ha un effetto strano perché ci fa sentire vulnerabili. Ci porta anche a mettere in atto dei comportamenti che sembrano compulsivi come controllare ripetutamente lo smartphone e quel nervosismo, se ci pensiamo, è sproporzionato rispetto a una persona che conosciamo da tre ore. Il fatto è che in quell’attesa entrano degli “ospiti” che non avevamo invitato. Riaffiorano paure e convinzioni su di noi che hanno molti più anni di quella cena o di quel caffè.Crescendo, ognuno si è fatto un’idea abbastanza precisa di cosa succede quando ci si mostra a qualcuno. Se l’altro resta, oppure se bisogna fare qualcosa per meritarselo. In psicologia si parla di modelli operativi interni, ma potremmo chiamarli anche le istruzioni per l’uso dell’amore che abbiamo imparato da piccoli.
In tempi di ghosting, poi, ogni ora senza risposta rischia di sembrarci una sparizione definitiva. Dall’altra parte c’è una persona con la sua vita, i suoi tempi, le sue paure. Magari ha avuto una giornata infernale. Magari è uscito da poco da una storia e si è spaventato di quanto è stato bene. Ci sono persone che con i messaggi sono un disastro, punto. E sì, può anche darsi che per lui quella sera non sia scattato niente; succede, e riguarda l’incontro tra due persone: ha meno a che fare con quanto siamo amabili noi. Ecco perché, un consiglio che do sempre, è quello di capire (magari anche chiedendo), come funziona l’altro nella quotidianità. Altrimenti il rischio è quello leggere le situazione solo sulla base di chi siamo noi».
Rischiano di instaurarsi delle dinamiche di potere, del tipo "in amore vince chi fugge"? «Spesso non viviamo le dinamiche relazionali con spontaneità, ma come se fossero partite a scacchi. Ha visualizzato alle 22:14 e risposto alle 23:40? Allora io aspetto almeno fino a domattina. Se ho scritto io per prima, adesso tocca a lui proporre di rivederci. Un cuoricino alla storia sì, un messaggio no, troppo esplicito. Su TikTok si trovano perfino video che spiegano quanto aspettare prima di rispondere, come se esistesse un tempo di cottura ideale dell’interesse. Quindi sì, inevitabilmente entra in gioco anche il potere. C’è un’idea molto diffusa, ovvero che in una relazione comanda chi è meno coinvolto. Così entrambi provano a mostrarsi meno coinvolti e la conoscenza diventa una gara a chi si sbilancia per ultimo. Viviamo in un momento in cui mostrarsi presi è quasi imbarazzante, fa un po’ “cringe”, mentre il distacco ha un’aria rassicurante di sicurezza».
E questo cosa comporta?«Spesso si finisce per recitare una freddezza che non proviamo affatto. Dietro tutte queste mosse, però, c’è quasi sempre una paura molto concreta, ovvero quella di esporsi e non essere ricambiati. Un messaggio sincero è un pezzetto di noi lasciato nelle mani di qualcun altro e, finché non sappiamo come lo tratterà ci viene istintivo coprirci. Fingiamo di non aspettare, contiamo i minuti per non dare l’impressione di contarli. È anche tenero, se ci pensiamo: due adulti che si piacciono e si comportano come se dovessero difendersi l’uno dall’altra. Il guaio è che la strategia funziona fin troppo bene. L’altro legge la nostra freddezza come disinteresse, si raffredda a sua volta, e una cosa che poteva nascere si spegne per eccesso di prudenza (o paura). Certo, esistono anche persone che usano l’attesa in modo deliberato, per tenere l’altro sulle spine; lì il gioco di potere è reale, e conviene accorgersene presto». C’è ancora l'idea che la prima mossa spetti a lui?«Se chiedessimo in giro, quasi tutti direbbero che oggi chi scrive per primo non conta più. Poi si guarda cosa succede davvero, e ci si scontra con il vecchio copione: lui fa la prima mossa, lei decide se accettarla. Per capire da dove derivi questa idea dobbiamo fare un salto nella storia perché ha radici profondissime. Per secoli alle donne è stato insegnato a essere desiderate, più che a desiderare. Pensiamo alle fiabe, dove la principessa più famosa aspetta il suo principe letteralmente addormentata. Poi sono arrivate le commedie romantiche, in cui è sempre lui a correre all’aeroporto, e le raccomandazioni di mamme e zie: “fatti desiderare”, “non fargli capire che ti piace”.
Tutto questo crea aspettative molto precise su come una donna dovrebbe comportarsi e su cosa dice di lei prendere l’iniziativa. Ma questo copione costa caro anche agli uomini. A loro è toccata la parte di chi deve esporsi e incassare i rifiuti, e oggi molti la vivono con un’ansia nuova. Hanno paura di sembrare insistenti, di essere quello che “non molla”. Così anche lui esita, e la sua timidezza viene scambiata per disinteresse».Che cosa blocca le ragazze dallo scrivere per prime?«Più di tutto, credo, la paura di essere “troppo”. Troppo presa, troppo intensa, semplicemente “too much”.Se sei cresciuta imparando a essere guardata prima di fare qualsiasi cosa, ti guardi da fuori. Prima di dire “mi è piaciuto stare con te”, il messaggio passa al vaglio di una piccola giuria interiore: come suona? Sembro disperata? Intanto il momento giusto passa, e con lui la spontaneità. Il desiderio, quando lo controlli così tanto, si irrigidisce e perde tutta la sua leggerezza.Potrebbe pesare anche una storia precedente: un ex che spariva per giorni e tornava come se nulla fosse, una relazione in cui erano sempre loro a rincorrere. Dopo esperienze così la prudenza è comprensibile. Il rischio è che la persona nuova si ritrovi a pagare il conto di quella vecchia».
Per prima cosa consiglio di spostare la domanda. Davanti al telefono di solito ci chiediamo se lui/lei avrà voglia di sentirci, se gli farà piacere. Proviamo invece a chiederci: io ho voglia di rivederlo/a? Cosa mi è piaciuto di quella persona, e di come stavo io con lei? Tendenzialmente, cerchiamo di indovinare cosa desidera l’altro, e non ascoltiamo cosa desideriamo noi. Eppure è l’unica cosa su cui abbiamo davvero voce in capitolo. Se rivedere la persona ha un significato per sé, allora quello che bisogna fare è scriverle: perché lo si desidera e perché quella cosa conta per se stessi. La persona risponderà in base a quello che desidera e vuole, ed è giusto così, quella parte le appartiene. Agire a partire dal proprio desiderio ha un effetto bellissimo perché comunque vada, quel gesto resta proprio. Se la risposta arriva ed è calorosa, splendido. Se è tiepida o non arriva, si avrà un’informazione vera al posto di mille ipotesi, e il proprio desiderio sarà stato trattato con rispetto, invece di nasconderlo come fosse qualcosa di cui vergognarsi.
E cosa scrivere, invece?«Meglio un messaggio semplice e legato a qualcosa che è stato condiviso: il cameriere che vi ha portato due volte il conto sbagliato, la canzone anni Novanta che avete riconosciuto insieme. Niente romanzi, niente frasi studiate per strappare una dichiarazione.Se poi non risponde, o risponde in modo freddo, ci dobbiamo concedere di stare male un pò. Fa parte del gioco, e non significa che sia stato sbagliato desiderare. Soprattutto è importante non prendersela con la parte di sé che ci ha sperato.
Psicologa, psicoterapeuta in formazione, sessuologa clinica. Lavora con persone e coppie, online e in studio a Policoro. Ordine degli Psicologi della Basilicata n. 1003.